CineClub 22

Il CineClub 22 di Gubbio è un'Associazione Culturale nata nel 1993 con l'intento di diffondere la cultura cinematografica ed il film d'autore

giovedì, 29 aprile 2004

Comunicazione tecnica

Comunicazione tecnica

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scritto da: cine22 alle ore 19:42 | link | commenti (7) | popup commenti (7) | Top
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mercoledì, 28 aprile 2004

BREVE FILMOGRAFIA DI PUPI AVATI

BREVE FILMOGRAFIA DI PUPI AVATI

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)

Regalo di Natale

It. 1986

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Gianni Cavina, George Eastman, Giovanna Piaz

* Nella notte di Natale quattro amici e un industrialotto, presunto pollo da spennare, si trovano per una partita di poker che dovrà essere, in molti sensi, un regolamento di conti. Come si addice a una partita di poker, che è il fulcro del film, c'è suspense, ma vien fuori bene anche la conoscenza che il bolognese Avati ha della vita in provincia. I personaggi sono ben disegnati e serviti da attori che hanno le facce giuste.

GENERE: Comm. DURATA: 101' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 3

La casa dalle finestre che ridono

It. 1976

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina

* Agli inizi degli anni '60, in un paese della Bassa Ferrarese arriva un giovane restauratore per ripristinare un affresco sulla morte di San Sebastiano, dipinto da un artista locale naif e un po' folle, morto suicida trent'anni prima. Si trova coinvolto in una bieca atmosfera e, dopo morti violente e colpi di scena, scopre a sue spese una orribile verità. 5° film del bolognese P. Avati e il 1o prodotto da lui con l'A.m.A. (in società con il fratello Antonio e Gianni Minervini), scritto con Gianni Cavina, Maurizio Costanzo e il fratello, è un noir padano che sconfina nell'horror con qualche facile effettaccio. Narrativamente sconnesso, conta per il senso del paesaggio, il gusto della dismisura, l'inclinazione al grottesco, la direzione degli attori, la cura dei particolari. Premio della Critica al festival du Film Fantastique di Parigi 1979.

GENERE: Dramm. DURATA: 110' VISIONE CONSIGLIATA: S

CRITICA: 3 PUBBLICO: 2

I cavalieri che fecero l'impresa

It.-Fr. 2001

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Edward Furlong, Raoul Bova, Marco Leonardi, Thomas Kreschmann, Stanislas Merhar, Edmund Purdom, Carlo Delle Piane, F. Murray Abraham

* Nel 1271, mentre i resti di Luigi IX (1214-1270), re di Francia detto il Santo, sono portati attraverso la penisola italiana verso Parigi, cinque – anzi quattro più uno – giovani cavalieri partono verso Tebe (Grecia) alla ricerca della sacra Sindone, scomparsa da Bisanzio all'inizio del secolo. P. Avati torna al Medioevo, già raccontato in Magnificat, con un film ad alto costo di taglio epico-avventuroso, di base antropologica e di toni cangianti che svariano dal metafisico al barbarico, dalla novellistica alla sacra rappresentazione. Come note sovracute e disturbanti, innesta scene e particolari di ferina violenza: amputazioni, sventramenti, sangue a fiotti, procedure efferate, macabri riti liturgici. Il sacro e il blasfemo, il divino e il diabolico nascono, come l'alternanza tra abomini etici e abissi spirituali, dal contesto socio-antropologico, documentato con cura. Film medievista più che medievale in senso hollywoodiano, attraversato – come il sacrificio finale suggerisce – da una brezza anarchica di origine tosco-emiliana contro ogni potere, anche santificato. Consulenza storica di Franco Cardini.

GENERE: Avv. DURATA: 147' VISIONE CONSIGLIATA: G

CRITICA: 3 PUBBLICO: 2

Festa di laurea

It. 1984

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Carlo Delle Piane, Aurore Clément, Adriana Innocenti, Lidia Broccolino, Nik Novecento, Dario Parisini, Luisa Morandini, Fiorenza Tessari, Cesare Barbetti

* Il bacio che la padrona gli ha scoccato casualmente alle ore 18 del 10 giugno 1940 ha cambiato la vita del pasticcere Vanni, immergendolo in un sogno d'amore astratto e duraturo. O un incubo? Dieci anni dopo la preparazione e l'attesa dell'evento del titolo si risolvono in un disastro. Opus n. 16 del regista bolognese, questa commedia amarognola appartiene al suo filone crepuscolare che inclina verso i buoni sentimenti. Lavoro di fino sul doppio registro dell'incanto e del disincanto, del pathos e della perfidia, della tenerezza e dell'ironia con qualche stonatura proprio nella scena della festa.

GENERE: Comm. DURATA: 96' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 2

Una gita scolastica

It. 1983

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Carlo Delle Piane, Tiziana Pini, Rossana Casale, Lidia Broccolino, Cesare Barbetti, Ferdinando Orlandi, Bob Tonelli, Marcello Cesena

* Ambientato nel 1914, è il racconto di una gita-premio che gli allievi di una terza liceo mista di Bologna fanno, a piedi, attraverso l'Appennino fino a Firenze. Appoggiandosi alle piacevoli musiche di Riz Ortolani, P. Avati impone al film le cadenze, le magie, gli stereotipi di una commedia musicale. Bravo per la calibrata mistura di comicità e patetismo C. Delle Piane.

GENERE: Comm. DURATA: 90' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 2

Impiegati

It. 1984

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Claudio Botosso, Elena Sofia Ricci, Dario Parisini, Consuelo Ferrara, Nik Novecento, Luca Barbareschi

* Neolaureato, figlio di bancario, entra a lavorare in una banca dove instaura una serie di rapporti sbagliati. Pur non rinunciando al suo consueto registro patetico-ironico, questa volta P. Avati racconta con maggiore lucidità e talvolta con tagliente cattiveria la complessità della vita e del mondo borghese. Bravo D. Parisini.

GENERE: Comm. DURATA: 97' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 2

Magnificat

It. 1993

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Luigi Diberti, Arnaldo Ninchi, Consuelo Ferrara, Massimo Bellinzoni, Dalia Lahay

* In una plaga imprecisata dell'Appennino centrale, durante la settimana santa dell'anno 926, s'intrecciano una mezza dozzina di storie cui fa da filo conduttore l'itinerario del boia Folco e del suo assistente. Convergono a Malfole, all'abbazia della Visitazione. In cadenze quasi liturgiche, P. Avati, bolognese bizzarro e regista anomalo, ricostruisce un tempo ferino e, insieme, immerso nella dimensione del sacro dove si alternano riti, presagi, superstizioni, misteri, paure, punizioni, un mondo dominato dall'incombere della violenza, dalla presenza della morte, dall'idea di Dio, eterno sordomuto. Difficile dire se sia un film laico o religioso, sicuramente è il risultato più alto nella ventennale carriera di Avati.

GENERE: Dramm. DURATA: 100' VISIONE CONSIGLIATA: G

Storia di ragazzi e di ragazze

It. 1989

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Lucrezia Lante della Rovere, Davide Bechini, Alessandro Haber, Enrica Maria Modugno, Massimo Bonetti, Felice Andreasi, Angiola Baggi, Roberta Paladini, Anna Bonaiuto

* Per festeggiare il fidanzamento tra Angelo, giovane borghese di Bologna, e Silvia, appartenente a una famiglia di contadini agiati di Porretta Terme, nel febbraio 1936 in un casolare dell'Appennino si svolge un pranzo di venti portate. Film ambizioso e maturo questo (16°) di P. Avati, affidato coralmente a una compagnia di 25 e più attori che recitano quasi sempre in presa diretta, e se la cavano benissimo. Qualche inverosimiglianza qua e là.

GENERE: Comm. DURATA: 99' FOTOGRAFIA: BN VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 3

L'arcano incantatore

It. 1996

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Carlo Cecchi, Stefano Dionisi, Arnaldo Ninchi, Andrea Scorzoni, Patrizia Sacchi, Vittorio Duse

* Dalla Bologna clericale del 1750, dopo aver ingravidato una ragazza, inducendola ad abortire, il seminarista Giacomo si rifugia sull'Appennino nella rocca di un monsignore sospeso a divinis per i suoi studi occulti ed esoterici. Il soggiorno si trasforma in una lotta contro un Maligno di mutevoli sembianze. Colpo di scena finale. Horror italico, thriller cattolico, film di genere a basso costo con regia d'autore in cui i paesaggi appenninici (Umbria, invece che le alture tosco-emiliane) contano come e più che i personaggi, resi con una recitazione regionale ruvida e accentata cui contribuisce il geniale ed eccessivo C. Cecchi. Funzionale fotografia di Cesare Bastelli con qualche effetto di troppo.

GENERE: Horr. DURATA: 96' VISIONE CONSIGLIATA: S

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 2

scritto da: cine22 alle ore 09:38 | link | commenti | popup commenti | Top
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L'ottava visione: Lost in translation

L'ottava "visione":

"Lost in translation" di Sofia Coppola

"Lost in translation": ovvero "L'amore tradotto". Pessima traduzione che fa veramente perdere il senso profondo e recondito, quasi allusivo, del titolo. Allude forse alla impossibilità di "tradurre" l'innamoramento di una coppia in amore dopo il matrimonio, quello che si giura eterno e indissolubile? "Tradurre", a ben guardare, richiama alla mente il termine carcerario usato per indicare il trasferimento in carcere di un detenuto: che la coppia, una volta sposata, divenga il carcere dell'amore? Sia come sia, il film sembra enunciare la verosimile impossibilità di mantenere vivo ed ardente un sentimento profondo, quale è l'amore, all'interno di una coppia sposata, non importa da quanto tempo. Una volta passata l'euforia dell'innamoramento e stabilizzato, per così dire, il legame con il vincolo dell'ufficialità del matrimonio, laico o religioso che sia, tutto sembra svolgersi all'insegna di quella che, nelle vicende narrate dai film di Antonioni, veniva definita con il termine "incomunicabilità". La coppia parla, ma non comunica, come, emblematicamente, avviene tra il regista giapponese e Bill Murray nella sequenza della realizzazione dello spot. Né d'altra parte l'intervento della traduzione, vista come opera di mediazione tra due lingue, e soprattutto tra due culture, può sopperire alle carenze di una imperfetta e spesso improbabile comunicazione. Per non perdere nulla nella "traduzione", suggerisce il film, bisogna voler conoscere ciascuno la lingua e, soprattutto, la modalità comunicativa dell'altro, senza mediazioni né intermediazioni. Il terreno di incontro diventa quindi quello dell'agire, attraverso il quale la comunicazione fluisce in maniera immediata - non mediata - un'azione ludica e spesso terapeutica, come accade durante l'innamoramento. Più che la storia di un incontro tra un uomo di mezza età, sornione e disincantato, e una giovane donna sulla soglia del disincanto, si tratta, dunque, di una vicenda simbolica, resa universale dall'intento di affrontare un tema, la comunicazione nella coppia, che travalica i sessi, le età, le culture. Rappresentando attraverso personaggi che diventano simboli e immagini, un malessere che cerca la sua cura nella immersione nella vita quotidiana, peraltro senza successo, la regista parla di sé e della sua esperienza di vita vissuta con estrema delicatezza, senza finzioni, mettendo a nudo i propri sentimenti e la propria anima come solo i grandi autori della Nouvelle Vague hanno saputo fare. Un film più europeo che americano, quindi, nel quale l'ambientazione esotica, sottolineata da immagini a volte da cartolina, risulta poco più di un pretesto. Lasciare aperto il ventaglio di tutte le possibilità, attraverso quelle parole sussurrate all'orecchio nel finale, incomprensibili allo spettatore, è l'invenzione che ci consente di abbandonare la sala portando nel cuore il calore di una speranza, sufficiente a rinnovare in ciascuno quel desiderio di comunicare e conoscere che l'irrequietezza ansiosa, che pervade la nostra quotidianità, vorrebbe estinguere.

scritto da: cine22 alle ore 09:34 | link | commenti | popup commenti | Top
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domenica, 25 aprile 2004

...solo lui..........

...solo lui...

.....solo lui poteva concepire una storia così emozionante come KillBill. Quel genio di Tarantino è tornato alla grande. Il film diviso in due parti è comunque da considerarsi uno solo. Scorre così velocemente che quando arriva la fine non ci credi, tutti gli attori da U. Thurman al bravo Carradine concorrono al suscitare emozioni stupefacenti. Era come andare da bambini alle giostre che non volevi mai scendere ugualmente alla visione di KillBill si rimane a bocca aperta per le geniali trovate e per le geniali caratterizzazioni dei vari personaggi. Anche le scene più incredibili diventano reali sale l'adrenalina per i combattimenti, ti emozioni per i dialoghi taglienti, spigolosi e veloci e ti rammarichi quando scorrono i sadici titoli di coda! Maurizio D.

scritto da: cine22 alle ore 22:21 | link | commenti (2) | popup commenti (2) | Top
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...e se.....

...e se....

.....fosse la parola REDENZIONE l'unica chiave di lettura del film La casa di sabbia e nebbia?! Io ci ho pensato a lungo e ancora non ne sono sicuro ma non vedo altra via d'uscita! La casa punto di riferimento di vite spezzate diventa pretesto per una nuova partenza. Per il colonello rappresenta una speculazione economica necessaria al mantenimento di quel tenore di vita tanto ostentato, per la ragazza (la proprietaria) è l'unico punto saldo e per il poliziotto è la possibilità di ricreare un legame familiare. Quando tutto va per il verso sbagliato, quando tutte le vite sembrano collassare e sgretolarsi senza un briciolo di speranza all'orizzonte e quando tutti i spettatori non vedono altro che disgrazia io intravedo la redenzione. Redimere un passato da militare non proprio trasparente, redimere una vita da moglie poco partecipe della vita e problemi familiari, redimere mesi di alcool e droghe e allora ecco il colonnello accogliere "l'uccellino smarrito" in casa propria, ecco capire che più di una casa materiale si ha bisogno di una casa di affetti. Anche il tragico epilogo mi porta a pensare che senza quegli affetti per noi importanti non si ha bisogno di una casa da abitare tanto. Maurizio D.

scritto da: cine22 alle ore 22:02 | link | commenti | popup commenti | Top
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sabato, 24 aprile 2004

I Post di Art/4

I Post di Art/4

Maratona Kill Bill.

Io c’ero.

Giudizio globale: un ottimo film.

Quando sono uscito dal Vol.1 ero piacevolissimamente sconvolto, ma c’era qualcosa che mi mancava, e solo ieri ho realizzato cosa.

Chi ha presente Le Iene e Pulp Fiction non potrà non ricordare le lunghe sequenze di dialoghi (ad esempio quella nel fast food che coinvolge tutti i “Mister Colore” all’inizio de Le Iene oppure le tirate bibliche di Samuel Jackson in Pulp Fiction), bene, questi dialoghi erano totalmente assenti in KillBill Vol.1.

Semplicemente perché erano in KillBill Vol.2.

L’unica critica, dunque, che mi sento di muovere a Tarantino, alla distribuzione o a chiunque ne sia stato responsabile, è la suddivisione forzata del film in due parti.

Sono profondamente convinto che chi vedrà la sola seconda parte ne uscirà “un po’ deluso” specialmente se sarà entrato aspettandosi “la risposta definitiva di Tarantino a Matrix.”

Tarantino non è un produttore di videogames d’azione per multisale. E’ un regista, che pesca nelle proprie passioni per scrivere film che sono omaggi riveriti e rispettosi a quanti hanno costruito il suo background fantastico.

E KillBill è un meraviglioso omaggio a Sergio Leone e i western spaghetti, all’intera cinematografia di Hong Kong, il tutto “in salsa Tarantino”.

Ogni piano sequenza, ogni inquadratura, ogni montaggio è studiato e si vede, nulla è lasciato al caso, e questo permette di rivedere il film, magari in dvd proprio per apprezzare particolari sfuggiti alla prima visione di impatto emozionale potente.

Non dico altro, non svelo finale, ma vi invito a vedere, se possibile, i due film insieme prima di giudicare e di divertirvi a cogliere citazioni, omaggi e quant’altro fanno di questo film cinematografia allo stato puro.

Grazie, signor Tarantino.

Art

P.S. Non dimentichiamo che insieme al signor Tarantino questo film è stato voluto e scritto da Uma Thurman, alla quale dobbiamo il fil rouge della maternità (l’attrice era incinta quando l’ha scritto) che rende la storia molto più intima di quanto ci si potesse aspettare, oltre ad elevare le donne ad un livello superiore di protagonismo, livello al quale viene assurto solo Bill, tra tutti gli altri uomini presenti nel film.

scritto da: Akmeno alle ore 01:01 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: film commento, film recensione, i post di art
venerdì, 23 aprile 2004

Naviganti, eccomi qui ...

Naviganti, eccomi qui...

La rassegna di Primavera del Cineclub 22, dunque, prosegue. Tutto sembra procedere abbastanza bene, con un discreto afflusso alle proiezioni, sicuramente maggiore e migliore, anche rispetto alla qualità degli spettatori, di quanto era accaduto negli ultimi tempi. Siamo felici che ciò accada, anche perché è ben triste entrare in una sala praticamente vuota per assistere ad una proiezione, fosse anche quella del più straordinario film del mondo. Quello che il cinefilo cerca è, oltre ad uno spettacolo di qualità, una effettiva condivisione di una passione con altri spettatori, nei quali, all'uscita dalla sala buia, cerca di leggere, come in uno specchio, quelle emozioni che avverte trascorrere dentro di sé ed emergere attraverso il proprio viso ed i propri occhi. Anche la più recente visione, "La casa di sabbia e nebbia", avrebbe meritato senz'altro un maggiore successo di pubblico, ma non importa: stiamo seminando buoni semi, e speriamo, quanto prima, di raccogliere il frutto. Ai nostri soci e simpatizzanti chiediamo solo un altro piccolo sforzo, quello di diffondere tra i loro conoscenti le informazioni in merito ai programmi della nostra rassegna. Coraggio, dunque: cerchiamo altri amici che possano condividere con noi la passione per il cinema, per appagare questo "insano desiderio di capire". A presto! (Sergio)

scritto da: cine22 alle ore 17:55 | link | commenti | popup commenti | Top
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mercoledì, 21 aprile 2004

CineClub 22 - Cinema Italia- Rassegna 2004

CineClub 22 - Cinema Italia

presentano

"Oltre la Fabbrica dei Sogni"

Rassegna Cinematografica di Primavera 2004 (seconda parte)

Mercoledì 5 maggio: Primo amore di Matteo Garrone

Mercoledì 12 maggio: Mi piace lavorare di Cristina Comencini

Mercoledì 19 maggio: Coffee and cigarettes di Jim Jarmusch

Mercoledì 26 maggio: La ragazza con l'orecchino di perla di Peter Webber

Mercoledì 2 giugno: The company di Robert Altman

Mercoledì 9 giugno: Il siero della vanità di Alex Infascelli

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

- Le proiezioni si terranno presso il cinema Italia alle ore 21.30 -

Prezzo di ingresso: Euro 6,50. Condizioni particolari verranno praticate ai soci del CineClub 22

Per informazioni:

Cinema Italia: Via Cairoli 15 - tel. 075-9273755

CineClub 22: Sergio Tardetti : tel. 075-9276339 / Maurizio Dottori: tel. 075-9272447

Le recensioni dei film in programma verranno presentate nel blog del CineClub 22: http://cineclub22.splinder.it

lunedì, 19 aprile 2004

PESARO FILM FESTIVAL

40a MOSTRA INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA PESARO FILM FESTIVAL
Pesaro 25 giugno-3 luglio 2004

mtb
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scritto da: mtb alle ore 11:10 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di mtb, festival premi
venerdì, 16 aprile 2004

A volte è un attimo....

A volte è un attimo......

......e ci si trova a condividere pensieri ed emozioni insieme a qualcuno che non conosci ma che per inspiegabili affinità senti più vicino di altre persone che fanno parte della tua vita da sempre! Lost in traslation di S.Coppola mi ha fatto vivere o meglio rivivere quello che a volte la vita ci regala....istanti preziosi da portare sempre con se. La storia dei due protagonisti è la storia di due solitudini che si incontrano e si ritrovano a percorrere insieme pochi ma intensi attimi di vita. Non è passione sessuale quella che li coinvolge ma il desiderio di comunicare uno stato d'animo che persone accanto da tempo (lui 25 anni di matrimonio) non afferrano. Anche il bacio scambiato all'ultimo momento non è altro che un farsi coraggio a vicenda, il continuare a vivrere le proprie vite sapendo che non si è soli e non ha importanza se quella persona è un lui o una lei se è un giovane o dolce vecchietta......... Maurizio D.

scritto da: cine22 alle ore 22:27 | link | commenti | popup commenti | Top
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giovedì, 15 aprile 2004

I Post di Art/3

I Post di Art/3

Davididonatello...

Uno si trova ad inseguire un film tra la televisione e il cinema, se lo perde intuendo che gli sarebbe piaciuto e poi lo trova a trionfare ai David di Donatello.

A me è capitato con “la Meglio Gioventù”

Certo che i Muccino non sono molto simpatici ai giurati del premio, l’anno scorso grossa botta al maggiore e stavolta sonora legnata al piccolo dalla parlata “blesa”.

Felice che Castellitto si sia preso un premio per Non Ti Muovere, il libro l’ho finito con fatica, e forse vedrò il film.

Polemico per il premio alla Cruz (perché non la Sansa o la Maglietta?), assolutamente d’accordo per il premio a Herlitzka in un film che mi ha colpito (vedendolo ricordavo come mi sentivo io liceale a quell’epoca…).

Sono in totale disaccordo con il tono della premiazione (intendo quello prima delle notizie irachene) e permettetemi di dire che mai a Berlino, a Cannes o all’Oscar inviterebbero una PERACOTTARA come la signora Anna Barbera/Sconsolata che ha ripetuto in scena le stesse battute di bassissima lega che poi le toccavano nello spezzone di film della sua nomination (insomma, se non tratta volgarmente di sesso e non mette un “caz” da qualche parte non parla).

Prima sbandieriamo gli Oscar del Cinema Italiano e poi ci comportiamo come dei provinciali.

Benigni ultimamente ci ha abituati ad essere privo di mordente, e poi ha le attenuanti del casino iracheno piombato su tutto.

Spielberg, però, è stato grande, non lesinando né sentimento né critiche sulla guerra, ma, soprattutto, facendoci sognare riportandoci al vecchio grande cinema italiano di cui, bontà sua, dice di sentirsi debitore.

E’ stato un piacere vederlo per qualche minuto vicino alla Mummia (ehm, Pippo Baudo), che nemmeno la sua sacerdotessa preferita Autieri è riuscita a resuscitare, nel ricevere un premio oltre al cavalierato datogli da Ciampi.

Prova che se uno fa il regista e si cimenta in diversi generi, senza limitarsi a sfruttare solo i merchandising delle saghe diventa poi un icona del cinema, nel bene e nel male.

Capito signor Lucas?

scritto da: Akmeno alle ore 22:35 | link | commenti | popup commenti | Top
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mercoledì, 14 aprile 2004

Candidature 2004 David di Donatello

scritto da: mtb alle ore 14:15 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di mtb, festival premi

I post di Art/2

I post di Art/2

Signore e signori, buttatemi fuori quando volete. Visto che per il Corriere della Fantascienza mi occupo di scovare filmetti interessanti, vi tedio con questa mia news.

Da fine Aprile arriverà nei cinema la nuova ondata di film fantastici e d’azione di provenienza hollywoodiana ma, lentamente, anche la produzione originale coreana, cinese e giapponese inizia a filtrare sui nostri schermi senza dover obbligatoriamente passare attraverso la via del remake come per The Ring.

Esaminiamo alcuni titoli

2046, diretto da Wong Kar-Way (In The Mood For Love). Si tratta della storia di uno scrittore che, nella stanza 2046 di un grande albergo, rivive sul filo della memoria l’avventura erotica vissuta con l’amante incrociandone le vicende con quelle del romanzo che sta scrivendo, e che è ambientato proprio nel 2046, in una futuristica città degna di Rin Taro (il regista di Metropolis). In uscita a Maggio.

A Giugno, invece, è prevista l’uscita di A Tale of Two Sisters, per la regia di Kim Jee-Woon, un regista coreano quarantenne che utilizza la propria cinematografia per scavare nelle psicopatologie ed utilizzarle per generare la tensione narrativa. La storia è incentrata su una antica leggenda, ma attualizzata nel film. Due sorelle vengono riaccolte a casa dopo la morte della madre, da una fredda matrigna. Durante il loro soggiorno la casa si animerà di strane apparizioni, morti misteriose degli animali domestici e… un finale inquietante.

Concludiamo con l’invito al ripescaggio di un film mai visto nelle sale italiane e uscito in DVD, si tratta di Returner, sempre di un autore coreano, Takashi Yamazaki. La storia è quella di una adolescente che provenendo da un futuro in cui la Terra è ormai allo stremo in una guerra contro alieni malvagi, tenta di ribaltare il risultato con l’aiuto di un avventuriero nel nostro presente. Nel film si mescolano scene alla Mission Impossibile, Matrix 2 e 3, Terminator 3. E’ un classico prodotto di media serie che soddisfa anche per l’accuratezza con cui viene trattato il problema dei viaggi nel tempo. E, cosa non trascurabile, è doppiato in italiano.

Saluti.

Art

scritto da: Akmeno alle ore 12:03 | link | commenti (1) | popup commenti (1) | Top
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La settima visione: La Passione del Cristo

La settima "visione":

"La passione del Cristo" di Mel Gibson

Quanto ci ho messo a scrivere qualcosa su questo film così discusso e così discutibile? Troppo, o forse troppo poco. Che dire per sfuggire alle ovvietà dei commenti, alle banalità del chiacchiericcio televisivo e mediatico in genere, nel quale - bruttissima abitudine italiana e italiota - si cimentano spesso, e purtroppo con successo, perfino coloro che il film non hanno visto? C'è forse bisogno di un maggiore spazio di riflessione, ma, parlando strettamente di cinema, di immagini e di immaginario, direi che l'apertura nell'orto (o giardino) degli olivi promette assai con quelle inquadrature e quella luce al limite tra sogno e realtà. Sembra inizialmente che il principale desiderio del regista sia quello di trasportarci tutti in un'altra dimensione, dove accadono fatti che possono essere accettati solo attraverso la fede. Questo distacco dal mondo, questa irrealtà della visione sembrano un buon inizio per affrontare un tema così difficile da rendere per immagini, il dolore e la sofferenza del Dio-uomo. Alla luce delle torce degli sgherri del Sinedrio tutto svanisce, si torna alla cruda realtà terrena e, da adesso in poi, resta solo l'uomo: ecce homo. Se pure ci fosse stato il bisogno di far comprendere ad un credente quali atroci tormenti ebbe a patire Gesù, credo che il regista ci sia ampiamente riuscito. Purtroppo ha voluto strafare: a meno di ritenerlo un sadico sanguinario o, peggio, un arido calcolatore mosso solo dal desiderio di stupire a scopo di lucro, non c'è altra spiegazione alla ridondanza e alla reiterazione delle sofferenze esibite con grande profusione di mezzi tecnici se non il fatto che Mel Gibson si sia lasciato prendere la mano. Rari i momenti di vera poesia, che non ripagano purtroppo gli eccessi baroccheggianti che straripano dagli argini che una regia più ferma avrebbe senz'altro saputo mantenere. Il maggiore limite che sconta il regista è quello di non saper fare uso del più grande espediente retorico che il cinema ha utilizzato in ogni tempo: l'ellissi. Senza questo accorgimento, ma anzi costrigendo spesso lo spettatore a guardare l'inguardabile, il regista non riesce a toccare veramente le corde più intime dell'animo umano, là dove si annidano le paure e i desideri ancestrali e dove la fantasia è in grado di costruire immagini ben più potenti di quelle che il cervello percepisce attraverso i nostri occhi, le immagini terrificanti di quello che non riusciremo mai a vedere. (Sergio)

scritto da: cine22 alle ore 11:48 | link | commenti | popup commenti | Top
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FILMOGRAFIA DI SOFIA COPPOLA

FILMOGRAFIA DI SOFIA COPPOLA

Giovane e "innocente" com'è, pur cresciuta all'ombra di cotanto padre, Sofia non è una "absolute beginner", e può vantare un esordio significativo, al punto da essere considerato un piccolo cult. Degna emula dell'iraniana Samira Makhmalbaf, condivide con lei la presenza non particolarmente ingombrante, ma senza dubbio rassicurante, di un padre celebre regista, oltre che la volontà di affermarsi in un mondo, quello del cinema, dove le presenze femminili dietro la macchina da presa si contano su poche dita. Attendiamo Sofia ad altre prove dalle quali possa decifrarsi meglio la sua reale personalità e la sua più compiuta vocazione artistica. (Sergio)

Il giardino delle vergini suicide

The Virgin Suicides (USA 1999)

REGIA: Sofia Coppola

ATTORI: James Woods, Kathleen Turner, Kirsten Dunst, Josh Hartnett, A.J. Cook, Hanna Hall, Leslie Hayman, Chelse Swaim

* Figlie di una madre severissima e di un padre distratto, le cinque sorelle Lisbon, dai 17 ai 13 anni, vivono in una linda cittadina del Michigan negli anni '70, vagheggiate da tutti i ragazzi del quartiere benestante. Dopo l'enigmatico suicidio della più piccola e l'ostentata perdita della verginità della più bella, sono tolte dalla scuola e chiuse in casa. È l'assurdo provvedimento che le induce a imitare la sorellina, tutte e quattro insieme? Dal romanzo Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides, da lei sceneggiato sotto l'ala protettiva e produttiva del padre Francis, l'esordiente S. Coppola (1971) suggerisce, nei modi di un simbolismo ridondante, che è il loro destino, un cancro esistenziale (sociale?) che le spinge all'autodistruzione come la malattia che corrode i vecchi alberi. Scavalcato il realismo psicologico – in base al quale sarebbe indifendibile tanto sono evanescenti le cinque Barbie e schematici i loro genitori – si punta su un'atmosfera morbosa, onirica e mitica che, però, scivola talvolta nel Kitsch sentimentale, pur non mancando di verità nella descrizione dei comportamenti adolescenziali.

GENERE: Dramm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: G

CRITICA: 2 PUBBLICO: 2

AUTORE LETTERARIO: Jeffrey Eugenides

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)

scritto da: cine22 alle ore 11:16 | link | commenti (1) | popup commenti (1) | Top
categorie: i post di sergio, filmografia

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8-11 ottobre 2007
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