CineClub 22

Il CineClub 22 di Gubbio è un'Associazione Culturale nata nel 1993 con l'intento di diffondere la cultura cinematografica ed il film d'autore

giovedì, 31 marzo 2005

Nei cinema di Gubbio

La primavera è finalmente arrivata! Le giornate sono calde e soleggiate, ma la sera è ancora piuttosto fresco. Quale momento migliore per godersi una piacevole serata in una sala cinematografica, in compagnia di amici e di un bel film. Ecco cosa prevede la programmazione di questo fine settimana.

Cinema Astra

Dal 31 Marzo 2005 al 3 Aprile 2005

Per informazioni: Cinema Astra:  tel. 075-9273606

Orario: Feriali ore 21.30 - Festivi ore 15.00 - 17.00 - 21.30

Una serie di sfortunati eventi  di Brad Silberling (USA, 2004) - Fantastico - Avventura

Scheda: http://filmup.leonardo.it/sc_lemonysnickets.htm

Recensione: http://filmup.leonardo.it/lemonysnickets.htm

Cinema Italia

Programmazione non pervenuta

Per informazioni: Cinema Italia:  tel. 075-9273755

Buona visione e buon fine settimana!
scritto da: cine22 alle ore 17:57 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, calendario proiezioni a gubbio
martedì, 29 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI JONATHAN GLAZER

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Regista semi – esordiente in Italia, ma subito proposto all’attenzione del grande pubblico e della critica in quella  vetrina di talenti che è la Mostra Cinematografica di Venezia. Al suo attivo, oltre il lungometraggio presentato qui sotto, finora solo spot e video.
 
Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia (Sexy Beast)
GB 2000
REGIA: Jonathan Glazer
ATTORI: Ray Winstone, Ben Kingsley, Ian McShane, James Fox, Amanda Redman, Cavan Kendall
* Il nuovo secolo si è aperto col filone britannico del cinema gangsteristico, piuttosto dozzinale, di cui, diretto dal televisivo J. Glazer, questo prodotto dal titolo fuorviante (sceneggiato dagli stessi autori di Gangster No 1) è finora il risultato più apprezzabile. In una villetta sulla Costa del Sol catalana un ex malavitoso londinese si gode in pace, con la sua donna, i risparmi in sterline, ma è costretto a tornare al lavoro ai danni di una inviolabile banca di Londra che è anche, nella storia del cinema, oggetto del primo colpo grosso bancario eseguito sott'acqua. La sequenza è ingegnosa e spettacolare, ma il meglio del film è nella prima ora al sole del Mediterraneo col duello verbale tra il corpulento e pacioso R. Winstone e il serpigno, minaccioso B. Kingsley, nella cura dei personaggi di contorno, nel retrogusto amarognolo e angoscioso della storia. Prodotto da Jeremy Thomas.
GENERE: Gang. DURATA: 91' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
scritto da: cine22 alle ore 18:52 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia

La terza visione: "Un bacio appassionato"

Sembra che il tempo sia trascorso molto bene per Ken Loach: ottimo fin dagli esordi, come un vino pregiato, ha saputo dare corpo a tutte le sue migliori qualità, al punto di meritarsi, per questo suo ultimo lavoro, la qualifica di "eccellente". E, in effetti, pur essendo abituati alla grande qualità del cinema di Loach, dobbiamo notare un elemento in più, non sempre così marcato: la capacità di toccare profondamente le corde del sentimento. I suoi primi personaggi, solitamente marginalizzati da una società impietosa, che non ammette debolezze e pericolosi coinvolgimenti in tristi vicissitudini di senza casa e senza lavoro, stanno gradualmente cedendo il passo ad altri non meno coinvolgenti, ma senza quella visione amara della vita che per molto tempo ha rappresentato per Loach l'unico sguardo sulla società. Oggi un fondo di realistico ottimismo sembra pervadere le immagini di questa vicenda dei sentimenti, raccontata con estremo garbo e con intensa espressività. Dovendo sintetizzare la trama in poche parole, si potrebbe inquadrare la storia nel filone dell'amore contrastato; in realtà questa sintesi appare assolutamente inadeguata ad esprimere la complessità dei conflitti che i protagonisti si trovano ad affrontare. Una coppia estremamente male assortita, cattolica irlandese lei, musulmano pachistano lui, non può che innescare conflitti. Conflitto tra integrazione e tradizione, tra dovere verso gli altri (famiglia, comunità) e dovere verso se stessi. Il dovere di essere felici, sembra ricordarci il regista, il dovere di amare chi ci ama, il dovere di cambiare le regole, quando le regole diventano prigione. Ma il conflitto più intenso è quello vissuto dal protagonista, il conflitto tra il rispetto degli altri e quello di se stesso. Proprio quando sembra non esserci più spazio per alcuna mediazione, ecco uscire allo scoperto la nuova visione di Loach, una visione ammorbidita dell'esistenza, meno triste e amara. Le cose possono cambiare: ecco il nuovo messaggio che cancella in un attimo le tristi ed amare visioni disseminate a piene mani nelle storie raccontate in passato da Ken Loach. Da "Riff Raff", a "Piovono pietre" a questo "Bacio appassionato" molta strada è stata percorsa, ma ugualmente molta ne rimane da percorrere, verso quel traguardo ideale che Loach addita con la sua consueta ironia, tratteggiando una figura di prete cattolico, per il quale la parola "integralismo" appare assolutamente inadeguata. Una figura che fa da contraltare con il credente musulmano, padre del protagonista, un confronto tra fedi e fedeli dal quale il cattolicesimo esce con le ossa rotte. I personaggi di Loach sono simboli di un'umanità in continua evoluzione e in continua contrapposizione dialettica. La sconfitta, sembra dire Loach, è chiudersi in se stessi, arroccarsi sulle proprie posizioni, troncare il dialogo con gli altri. Ecco il messaggio di un autore "appassionato", che trasporta la sua passione civile nelle proprie opere. Cento di questi film, caro Loach!

scritto da: cine22 alle ore 13:24 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, film recensione
martedì, 22 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI KEN LOACH

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Dagli esordi fino al recente “11 settembre 2001”, nel quale il regista appare come autore di un episodio collegato allo storico attacco alle Twin Towers, la carriera di Loach ha seguito il difficile percorso dell’impegno sociale e della denuncia. La sua coerenza, unita alle indiscusse qualità autoriali.  merita senz’altro tutta la nostra stima e ci invita all’attenta visione del suo ultimo lavoro.
Poor Cow (Poor Cow)
GB 1967
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Carol White, Terence Stamp, John Bindon, Kate Willliams, Malcolm McDowell
* Da un romanzo di Nell Dunn: storia di una ragazza che, mentre il marito è in carcere per furto, portandosi il suo bambino va a convivere con un altro giovane delinquente che, a sua volta, si fa arrestare per rapina. 2o film di K. Loach dopo Cathy Come Home (1966), pure di stile semidocumentario, voce off della protagonista, sottolineatura dei rumori in presa diretta, efficace contrappunto musicale. Realismo sociale? Sì. ma intriso di disperazione e tenerezza. Inventivo: “... finisce per diventare l'ultimo epigono del Free Cinema e l'altra faccia della swinging London...” (E. Martini).
GENERE: Dramm. DURATA: 104' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Nell Dunn
 
Kes (Kes)
GB 1969
REGIA: Ken Loach
ATTORI: David Bradley, Lynne Perrie, Colin Welland, Freddie Fletcher, Brian Glover, Bob Bowes
* Dal romanzo A Kestrel for a Knave di Barry Himes. In una città industriale del Nord un ragazzino vive con la madre e un fratellastro in un quartiere periferico. Catturato un falchetto, lo addestra, dedicandogli intelligenza e amore, tutto ciò che non riesce a dare alla famiglia e alla scuola. Il fratellastro glielo uccide. “... ha un respiro narrativo molto più disteso delle opere precedenti; coglie nel vivo senza bisogno di una programmatica provocazione stilistica, con un'intensità malinconica e una purezza visiva di gran lunga superiori a quelle del successivo Family Life...” (E. Martini). 1o premio al Festival di Karlovy Vary.
GENERE: Dramm. DURATA: 113' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 4 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Barry Himes
 
Family Life (Family Life)
GB 1971
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Sandy Ratcliff, Grace Cave, Bill Dean, Malcolm Tierney, Hylar Martin
* Oppressa dall'ambiente puritano della famiglia, costretta a lasciare il suo ragazzo e ad abortire “per il suo bene”, Janice si ribella nevroticamente. Finirà in un ospedale psichiatrico. Racconto-inchiesta dalla scrittura sciolta, rigorosa, onesta che alterna momenti descrittivi a squarci drammatici. La bravura di S. Ratcliff nel disegnare il personaggio che s'inabissa nella malattia è esemplare. Tratto dal teledramma In Two Minds di David Mercer e ispirato alle teorie di Ronald D. Laing.
GENERE: Dramm. DURATA: 110' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
 
 
Uno sguardo, un sorriso (Looks and Smiles)
GB 1981
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Graham Greene, Carolyn Nicholson, Tony Pitts, Roy Haywood, Phil Askham, Pam Darrel
* All'inizio degli anni '80 a Sheffield Micke (G. Green), finita da poco la scuola professionale con un diploma di meccanico, non trova lavoro. È il protagonista di un racconto che lo descrive nei suoi rapporti con Karen (C. Nicholson), ragazza dalla famiglia sfasciata, e con l'amico Alan (T. Pitts) che, come alternativa alla disoccupazione, ha scelto il servizio militare e viene mandato nell'Irlanda del Nord a massacrare cattolici ribelli. La sceneggiatura è di Barry Hines che aveva già lavorato con il regista per Kes (1969). I metodi di lavoro di K. Loach sono ormai definiti: attori non professionisti, dialoghi in parte improvvisati, rifiuto di spettacolarizzare la dura realtà sociale e la dissipazione della gioventù proletaria. L'analisi di un malessere non sfocia in un dramma a tesi e la denuncia rimane tra le righe: “Guarda, osserva, e così disvela. Non prevarica verso alcuna conclusione. Passa il testimone allo spettatore chiamato a sua volta a comprendere ciò che gli viene additato...” (Luciano De Giusti).
GENERE: Dramm. DURATA: 104' FOTOGRAFIA: BN VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 1
 
L'agenda nascosta (Hidden Agenda)
GB 1990
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Frances McDormand, Mai Zetterling, John Benfield, Brad Dourif, Brian Cox
* A Belfast per una inchiesta sulla violazione delle libertà istituzionali da parte della polizia inglese contro i rivoluzionari dell'IRA, avvocato americano viene ucciso. La sua compagna vuole la verità, l'aiuta un poliziotto inglese. Un buon thriller politico, onesto ed efficace. Premio speciale a Cannes '90. Moltissimi piccoli ruoli sono affidati a non-attori di Belfast.
GENERE: Thrill. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Riff Raff (Riff Raff)
GB 1991
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Robert Carlyle, Emer McCourt, Ricky Tomlinson, Jimmy Coleman, George Moss, David Finch
* Dopo 2 film made in USA con lo stesso titolo (locuzione gergale che significa “gentaglia”, “canaglie”) – uno del 1935 e uno del '47 – è il turno di K. Loach, regista britannico impegnato e radicale, con una storia ambientata in un cantiere edile di Londra dove lavorano bianchi e neri, giovani e anziani in condizioni di sfruttamento e di insufficienti misure di sicurezza, tra licenziamenti in tronco e prepotenze dei superiori. Un ritratto dell'Inghilterra della signora Thatcher divertente, spiccio, energico, senza retorica, con un'intensa storia d'amore e un duro, battagliero finale. Premio Felix per il miglior film europeo.
GENERE: Comm. dramm. DURATA: 96' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Piovono pietre (Raining Stones)
GB 1993
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Bruce Jones, Julie Brown, Gemma Phoenix, Ricky Tomlinson, Tom Hickey, Mike Fallon
* Per comprare un bel vestito da prima Comunione (centoquindici sterline senza le scarpe), Bob Williams (B. Jones), operaio disoccupato di Manchester, s'arrabatta con lavori in nero, s'indebita, rischia la vita, provoca la morte di uno strozzino. Scritto da Jim Allen, 9o film per il cinema di K. Loach (1936), è divertente e ironico, arrabbiato ma lucido, amaro ma non rassegnato, intessuto di una ricca tematica sociale e sostenuto da una forte spinta morale, interpretato da attori semiprofessionisti o dilettanti che risultano più veri del vero. In questo microcosmo, raccontato senza concessioni al manicheismo populista, né schematiche forzature ideologiche, la religione cattolica è una struttura sociale alla quale fare riferimento e che in qualche modo s'oppone al neoliberismo thatcheriano.
GENERE: Dramm. DURATA: 91' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 4 PUBBLICO: 3
 
Ladybird Ladybird (Ladybird Ladybird)
GB 1994
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Crissy Rock, Vladimir Vega, Sandie Levelle, Mauricio Venegas, Ray Winstone, Clare Perkins, Jason Stracey
* Maggie (Rock), proletaria londinese, ha avuto quattro figli da quattro uomini diversi (due di colore). I Servizi sociali glieli tolgono: per la legge è una madre inaffidabile. Incontra finalmente l'uomo giusto (Vega), un gentile esule politico dal Paraguay, e ne ha due bambine. Gliele tolgono. Storia inverosimile? Lo sono spesso le storie vere come questa. Film di violenza insostenibile che ti fruga dentro: c'è la violenza fisica, c'è quella fredda e burocratica della legge e dell'ordine. È violenza anche formale: col suo strepitoso dinamismo stilistico K. Loach riesce a caricare d'emozione, fin dall'inizio, il racconto. Non fa denunce demagogiche. Costringe lo spettatore a mettersi dalla parte di Maggie senza nascondergli nulla della sua sgradevolezza, e gli pone domande: che cos'è una buona madre? chi ha il diritto di stabilire che cosa è una buona madre? che limiti bisogna imporre alla comunità nei suoi servizi sociali? dove finisce l'amore e dove comincia la responsabilità? Il film sconvolge anche perché fa pensare. Premio della migliore attrice al Festival di Berlino 1994 per la cabarettista C. Rock.
GENERE: Dramm. DURATA: 102' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Terra e libertà (Land and Freedom)
GB-Sp.-Germ. 1995
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Ian Hart, Rosana Pastor, Iciar Bollain, Tom Gilroy, Marc Martines, Frédéric Pierrot
* Nel 1936 David, giovane comunista disoccupato di Liverpool, parte per la Spagna e si arruola nella milizia internazionale del Poum (Partido obrero de unidad marxista) che combatte i falangisti sul fronte d'Aragona. Vissuta con i contadini spagnoli oppressi e sfruttati, la guerra gli fa capire la necessità della lotta rivoluzionaria. Ferito e portato a Barcellona, David assiste alla divisione fratricida che si risolve nel giugno 1937 con la messa al bando del Poum e la sanguinosa repressione degli anarchici. Sceneggiato dallo scrittore Jim Allen (1926-99), opera n. 11 per il cinema di K. Loach, è il 1o film che accusa il Partito comunista spagnolo e l'Unione Sovietica di aver distrutto la sinistra anarchica, favorendo la vittoria dei falangisti. Può coinvolgere, commuovere, turbare lo spettatore di sinistra e far pensare tutti gli altri. Ma la natura programmatica del racconto lo frena, lo impaccia, gli fa sacrificare la forma ai contenuti.
GENERE: Stor. DURATA: 109' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
La canzone di Carla (Carla's Song)
GB-Nicaragua-Sp. 1996
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Robert Carlyle, Oyanka Cabezas, Subash Sing Pall, Gary Lewis, Scott Glenn
* Situata nel 1987, è una dolente e tormentata storia d'amore tra un conducente d'autobus scozzese e una rifugiata nicaraguense, divisa in 2 parti: Glasgow, il nord del Nicaragua. La prima parte è la più risolta; nella seconda prevalgono gli intenti di propaganda politica, l'indignazione morale, la carica di denuncia critica contro il governo USA e la CIA per la sporca guerra dei Contras nel Nicaragua sandinista. Scritto con l'avvocato Paul Laverty.
GENERE: Dramm. DURATA: 127' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
  
My Name Is Joe (My Name Is Joe)
GB 1998
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Peter Mullan, Louise Goodall, David McKay, Annemarie Kennedy, Gary Lewis, David Hayman
* A Glasgow (Scozia) il proletario Joe, ex alcolista e disoccupato, allena una scalcinata squadra di calcio, composta di improbabili atleti emarginati come lui, nella quale gioca l'amico Liam, sposato con una tossicodipendente. Grazie a lui, Joe s'innamora, ricambiato, di un'assistente sociale, ma, per saldare i suoi debiti con un boss della droga, si compromette in un traffico sporco e perde la donna amata. Dopo le trasferte in Spagna (Terra e libertà) e in Nicaragua (La canzone di Carla), Loach continua il suo affresco sociale dell'Inghilterra di fine secolo con un film (scritto da Paul Laverty, sceneggiatore di La canzone di Carla), che, nella seconda parte, ha cadenze di cinema d'azione per lui insolite. È anche, però, una moralità che affronta un dilemma analogo a quello di Piovono pietre. Nel suo sanguigno impasto di dramma, ironia e umorismo, il film vive in funzione del suo protagonista che al Festival di Cannes 1998 procurò a P. Mullan un meritato premio per la migliore interpretazione. Il suo ruvido anglo-scozzese è stato voltato in italiano dalla voce rugosa di Rodolfo Bianchi. Soltanto Loach avrebbe saputo fare di Joe un personaggio di così eroica e disperata energia positiva.
GENERE: Dramm. DURATA: 105' VISIONE CONSIGLIATA: S
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Bread and Roses (Bread and Roses)
GB-Germ.-Sp.-It.-Fr.-Svizz. 2000
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Pilar Padilla, Adrien Brody, Elpidia Carrillo, Jack McGee, George Lopez, Alonso Chavez, Monica Rivas, Benicio Del Toro, Tim Roth
* Emigrata clandestina, la messicana Maya trova lavoro (sottopagato) come janitor (addetta alle pulizie) nell'agenzia di Los Angeles in cui lavora la sorella maggiore Rosa. Grazie a un sindacalista, impara a lottare per un salario più equo e l'assistenza sanitaria. “Volevo girare un film in USA dove una volta tanto vincessero i messicani” (K. Loach). Scritto da Paul Laverty, è un film politico più intelligente e sofisticato di quel che gli snob del disimpegno suppongono. “Entrare in territorio nemico e usare i mezzi del nemico per sputtanarlo, è un'operazione di guerriglia cinematografica...” (A. Crespi). Il sempreverde rosso K. Loach può esserne soddisfatto: è un film impegnato ma allegro, critico ma divertente, melodrammatico (la scena-madre dell'amaro sfogo di Rosa), ma con il contrappunto del “politico” che penetra nel “privato”. La vittoria finale è collettiva, Maya perde e viene espulsa. Condita con l'ironia, la dialettica realtà/finzione (cronaca/romanzo) è una costante del cinema di Loach. Il titolo è preso da uno slogan lanciato nel 1912 durante uno sciopero di operaie a Lawrence (Massachussetts). Il doppiaggio mortifica la mescolanza di inglese e spagnolo dei dialoghi.
GENERE: Dramm. DURATA: 112' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
 
Paul, Mick e gli altri (The Navigators)
GB-Germ.-Sp. 2001
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Joe Duttine, Steve Huison, Tom Craig, Dean Andrews, Venn Tracey, Sean Glenn
* Sheffield, Yorkshire del Sud, 1995. Un vecchio deposito delle ferrovie britanniche è privatizzato. Una squadra di navigators – operai addetti alla manutenzione – che lavorano insieme da anni è suddivisa tra varie società: cassa integrazione, flessibilità nei licenziamenti, lavoro precario, ferie non retribuite, incentivi salariali di produttività. La generosità, la coerenza, l'insistenza sulla tematica della classe lavoratrice di K. Loach sono ripetitive soltanto in apparenza. Come mostra anche il tragico epilogo, qui il tono è più dolente e amaro. Grazie alla rinuncia agli effetti più emotivamente coinvolgenti, lo spettatore è lasciato libero di trarre conclusioni e giudizi. Al sobrio servizio di una sceneggiatura competente e precisa (scritta da Rob Dawber, ex “navigatore”, morto di cancro prima della fine delle riprese), Loach racconta la fase conclusiva dello sfaldamento sociale operato dai governi conservatori e consolidato da quello del laburista Tony Blair.
GENERE: Dramm. DURATA: 92' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
 
Sweet Sixteen (Sweet Sixteen)
GB-Germ.-Sp. 2002
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Martin Compston, Michelle Coulter, Annamarie Fulton, William Ruane, Gary McCormack, Tom McKeek
* Nella città costiera di Greenock, non lontana da Glasgow, in una delle zone più depresse della Scozia (specialmente dopo il decennio neoliberista di Mrs. Thatcher), il quindicenne Liam passa dal commercio delle sigarette allo spaccio di eroina per procurarsi la somma necessaria a trovare una casa confortevole per sua madre tossicodipendente che di lì a poche settimane uscirà dal carcere in coincidenza col suo sedicesimo compleanno. Titolo sarcastico per il 4o film di K. Loach scritto da Paul Laverty e il 2o di ambiente scozzese dopo My Name Is Joe (1998). Pur condizionando vicenda e personaggi, la dimensione sociopolitica rimane sullo sfondo. Lascia in primo piano quella tragica del rapporto edipico di Liam con sua madre Jean, indegna del suo amore forsennato al quale sacrifica l'amicizia del coetaneo Pinball e l'affetto della sorella Chantelle, inutilmente e maternamente dedita a fermare la sua carica autodistruttiva. C'è una sorta di determinismo, che può frenare l'adesione a questo film ammirevole per forza ellittica di racconto, scavo psicologico e sapiente direzione degli interpreti, tutti non professionisti tranne G. McCormack che fa Stan, il boy-friend della madre. Spicca il Liam del 17enne M. Compston, calciatore in una squadra scozzese di seconda divisione, di straordinaria intensità. Edizione originale nella parlata locale con sottotitoli inglesi. Il divieto ai minori di 18 anni ha suscitato in Gran Bretagna dure polemiche. Premiato a Cannes per la sceneggiatura.
GENERE: Dramm. DURATA: 101' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
  
11 settembre 2001 (11'09''01 - September 11)
GB-Fr.-Bosnia-Eg.-Isr.-Giap. 2002
REGIA: Samirah Makhmalbaf, Claude Lelouch, Danis Tanovic, Idrissa Ouedraogo, Alejandro González Iñárritu, Ken Loach, Amos Gitai, Mira Nair, Youssef Chahine, Sean Penn, Shohei Imamura
ATTORI: Maryam Karimi, Emmanuelle Laborit, Jérôme Horry, Dzana Pinjo, Aleksandar Seksan, Tatjana Sojic, Vladimir Vega, Keren Mor, Liron Levo, Tomer Russo, Tanvi Azmi, Kapil Bawa, Nour Elsherif, Ahmed Seif Eldine, Ernest Borgnine, Tomorowo Taguchi
* Se si toglie la committenza francese e l'identica durata (11', 9'' e 1 fotogramma), nulla in apparenza lega gli 11 registi di nazionalità, culture, religioni diverse che hanno lavorato in modo autonomo, ignorando che cosa stessero facendo gli altri. Il risultato è quello di undici sguardi che destrutturano in modi radicalmente diversi l'attacco al World Trade Center, l'evento più documentato della storia mondiale. Soltanto 3 registi ricorrono alle immagini televisive: C. Lelouch, S. Penn e M. Nair; i primi due mettendole fuori campo, la terza in modo più convenzionale. In 4 episodi (D. Tanovic, I. Ouedraogo, S. Makhmalbaf, A. Gitai) la notizia arriva per radio. In altri 3 episodi l'attentato è tutto fuori campo, estendendo la riflessione dello spettatore al passato: K. Loach lo collega all'11-9-1973, al colpo di Stato cileno, appoggiato da Washington; Y. Chahine mescola onirismo e melodramma per dar fastidio agli integralisti islamici e a quelli yankee; S. Imamura, potente entomologo, fa un apologo sgradevole e terribile sulla guerra, rievocando quella dove, alla fine, gli americani furono i carnefici. Il messicano A.G. Iñarritu è il solo che – su uno schermo nero, attraversato dai lampi dei corpi che si gettano nel vuoto e dalla colonna sonora – affronta direttamente le Twin Towers. Sarebbe ingiusto liquidare il film come un manifesto ideologico: “La molteplicità di sguardi e, soprattutto, la sua ricchezza di rielaborazioni tematiche e stilistiche appaiono stimolanti di per sé ...” (Michele Marangi). È il caso più unico che raro di film a episodi in cui nessuno è sotto il decoro, e non pochi sono quelli di alto livello espressivo/emotivo. Ciascuno si faccia una personale classifica di gradimento.
GENERE: Ep. DURATA: 135' VISIONE CONSIGLIATA: T 
CRITICA: 4 PUBBLICO: 3
 
scritto da: cine22 alle ore 20:19 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia
lunedì, 21 marzo 2005

La seconda visione: "Melinda e Melinda"

Tocca a Woody Allen, il più amato dagli psicanalisti, mettere sul lettino l'Autore e fargli confessare il suo Complesso di Onnipotenza. Questa è, a mio giudizio, l'operazione primaria condotta attraverso questo aggraziato, leggero e nel contempo profondo e meditato film, che si incastona perfettamente nella preziosa collana delle produzioni artistiche del più serio comico americano di tutti i tempi. Stavolta il regista- attore rinuncia ad apparire in prima persona, ma non a farsi rappresentare dal suo alter ego, altrettanto goffo e sfortunato nei suoi approcci con la sessualità, doppiato perfino con le medesime vocalizzazioni biascicate e belanti. L'Autore, divinità onnipotente che foggia a suo piacere i destini dei suoi personaggi, si materializza addirittura in una coppia, che pretenderebbe di dare forma alle azioni, alle parole ed alla sequenza pseudocasuale degli eventi di una doppia Melinda, dalle due facce. Il richiamo insistente alla ambivalenza tragicomica dell'esistenza di ciascuno è accentuato dalla ricomparsa di oggetti simbolici disseminati lungo tutto il percorso narrativo, come la lampada, nonché dal ripresentarsi per le due Melinde delle medesime situazioni, affrontate e risolte, a seconda del punto di vista, con spirito ed esito diversissimo. Insomma, una interessante tragicommedia sul doppio che si rifà a modelli antichissimi e più alti, da Plauto a Shakespeare: il tutto confezionato con quel tanto di briosità e gradevolezza che ne fa un prodotto di buona qualità. Forse non rimarrà tra i cento capolavori del cinema di tutti i tempi, ma, grazie soprattutto al grande mestiere dell'autore, riesce a raggiungere uno dei principali scopi dell'arte in generale, e di quella cinematografica nello specifico: continuare a farci pensare anche al termine della proiezione. E, scusate se è poco. 

scritto da: cine22 alle ore 18:54 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, film recensione
martedì, 15 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI WOODY ALLEN

Il grande Woody è un ospite ormai fisso delle nostre Rassegne e, quindi, anche quest'anno non poteva mancare. Notizie sulla filmografia di Woody Allen potrete trovarle qui . Tratti come al solito da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini, ecco gli ultimi aggiornamenti.

Hollywood Ending (USA 2002)
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Woody Allen, George Hamilton, Téa Leoni, Debra Messing, Mark Rydell, Tiffani Thiessen, Treat Williams
* Già vincitore di due Oscar, ma allontanato dalle grandi produzioni per le sue isteriche smanie artistiche e intellettuali, l'ipocondriaco regista Val Waxman s'è ridotto a girare spot pubblicitari in Canada. Quando la ex moglie (T. Leoni) gli procura un rientro in grande stile, si ritrova sul set afflitto da cecità psicosomatica. W. Allen è stanco e si ripete. Le battute divertono ancora (più raramente i dialoghi), ma dove sono le immagini? Ha sempre detto di essere un attore mediocre, ma qui lo è veramente, specialmente nella lunga parte centrale della cecità. Tolta T. Leoni, i 5 personaggi principali non hanno spessore. Si può imperniare una commedia su uno spunto inverosimile (un regista cieco senza che nessuno se ne accorga), ma bisogna tenerlo in vita. Allen non ci riesce. La satira sull'ambiente hollywoodiano non graffia. L'incontro con il figlio è di un pathos imbarazzante. La capriola finale che porta al lieto fine ha un brio feroce che dovrebbe inquietare. Come interpretare il titolo? Hollywood è finita per Allen o è lui finito per Hollywood? 2o film per la DreamWorks di S. Spielberg, il 1o con la fotografia di Wedigo Von Schultzendorff (un nome che sembra inventato) e i costumi di Melissa Toth.
GENERE: Comm. DURATA: 114' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 3
 
 
Anything Else (USA 2003)
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Woody Allen, Jason Biggs, Christina Ricci, Danny DeVito, Stockard Channing, KaDee Strickland, Jimmy Fallon, William Hill
* È il più divertente, il più parlato (comincia con due barzellette), il più fragile, il più politico degli ultimi film di W. Allen. E il più cupo. Il suo personaggio si sdoppia: nell'innamorato Jerry Falk (J. Biggs) che ha almeno trent'anni meno di lui e in David Dobel, cioè sé stesso, ossessionato dalla Shoah, nemico degli psicanalisti e di Hollywood, rancoroso con eccessi di violenza, fallito come scrittore. Sono entrambi ebrei, nevrotici e uomini di spettacolo. Per la 1ª volta Allen fa da spalla al vero protagonista (così Biggs, eroe di American Pie, è stato lanciato dalla Dreamworks negli USA). È il 1o film in cui Allen come personaggio diventa aggressivo: frantuma i finestrini dell'auto di un prepotente; dice di aver sparato a uno sbirro fascistoide che riteneva Auschwitz un parco a tema. Con una media altissima di 3 film ogni 2 anni, il cinema di Allen è un'opera più che una successione di film. “ ... è il ricorrente film postumo del regista. Harry a pezzi lo era per programma; (Come) Tutto il resto lo è per necessità ...” (Roy Menarini). L'amata New York ha le luci e i colori quasi irreali di Darius Khondji. Tra i personaggi di secondo piano – più che l'Amanda, fantasma del desiderio, di C. Ricci – emerge l'irresistibile macchiettone di D. DeVito.
GENERE: Comm. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3

scritto da: cine22 alle ore 12:10 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia
venerdì, 11 marzo 2005

La prima visione: "La foresta dei pugnali volanti"

Quando penso a un termine, capace di esprimere la bellezza che Zhang Yimou riesce ad infondere nelle immagini dei suoi film, mi viene sempre in mente la parola "lirismo".  E' stato con una intensa aspettativa di conferma che ho assistito alla proiezione di "La foresta dei pugnali volanti", in cui si narra, per l'ennesima volta, una storia che ha rappresentato e continua a rappresentare il nucleo fondante di molti drammi, raccontati sulle tavole di un  palcoscenico o sul telone di uno schermo. Si racconta l'eterna storia del triangolo amoroso - lei, lui, l'altro - che, attraverso molte varianti, continua ad appassionare generazioni di spettatori, del grande e del piccolo schermo. Questa potrebbe essere, in estrema sintesi, l'anima della vicenda, se non fosse che un'entità superiore - non il tanto evocato "destino", quanto, piuttosto, il paesaggio - sovrasta e condiziona la conduzione della storia. Insieme all'eterea leggerezza di passi di danza e l'assoluta bellezza ed eleganza dei coreografici combattimenti,  il paesaggio regna incontrastato per quasi tutto il film. La Natura, stavolta entità oggettivata in boschi, nuvole, sorgenti  e fenomeni atmosferici, è la vera protagonista. Ed ecco che rispunta quel termine "lirismo", che promana da una fortissima rappresentazione di stati d'animo ed esperienze interiori, tradotti magistralmente in immagini dai colori tenui, come solo nei cromatismi dell'oriente siamo soliti ammirare. I ritmi della narrazione non sono certo quelli parossistici ed incalzanti ai quali ci hanno abituato i filmaker della "Fabbrica dei sogni"; la vicenda procede per reiterazioni ed accumulazioni, come è tipico della tradizione affabulativa orientale. Lo spettatore, stordito dai continui fuochi d'artificio dei colpi di scena alla "Matrix", può provare un senso di disagio, per quella che ritiene una durata eccessiva e gratuita di ogni scena d'azione. Se ci fermiamo alla superficie delle cose, come non dargli ragione? Ma, quando volessimo addentrarci nel profondo di quello che, in termini altisonanti e piuttosto generici, viene definito lo "specifico filmico", come non dargli torto? Un film deve essere una gioia per gli occhi, innanzi tutto, quindi una gioia per la mente, infine una gioia per la vita. Se la sua luce si esaurisce all'uscita dalla sala, allora il suo autore ha fallito lo scopo. La luce di "La foresta dei pugnali volanti" è senz'altro destinata a non spegnersi tanto presto, ma, piuttosto, a rischiarare a lungo la notte nella quale si aggirano, brancolando, i nostri tormentati pensieri.

scritto da: cine22 alle ore 19:50 | link | commenti (3) | popup commenti (3) | Top
categorie:
mercoledì, 09 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI ZHANG YIMOU

 
(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Ecco, in sintesi, i grandi film di un grande regista. Attraversando il percorso della sua eccellente carriera di autore, scopriamo che ci ha saputo continuamente fornire prove ineccepibili del suo apprezzato talento. Un buon viatico alla proiezione di questa sera, esordio assoluto della nostra RASSEGNA di PRIMAVERA 2005 alla quale è doveroso non mancare. A stasera, dunque!
 
Sorgo rosso - Hong Gaoliang (Cina 1987)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Jiang Weng, Teng Rujun, Liu Ji, Qian Ming
* Giovane povera è costretta a sposare un ricco e anziano distillatore, affetto da lebbra. Dopo la morte violenta del marito, si risposa con un lavoratore che si comporta da prode quando negli anni '30 i giapponesi invadono la Manciuria. Opera prima di un ex operatore e attore, vinse l'Orso d'oro a Berlino '88. Sinfonia in rosso maggiore, è una saga campestre – raffinata e, insieme, ingenua – in cui la vita contadina ha scarti di violenza e risvolti avventurosi. Dalle prime 2 delle 5 parti del romanzo Hong gaoliang jiazu (1988) di Mo Yang che l'ha sceneggiato. Z. Yimou s'impose a livello internazionale con i successivi Ju Dou (1990), Lanterne rosse (1991), La storia di Qiu Ju (1992), Leone d'oro alla 49ª Mostra di Venezia.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Mo Yang
 
Ju Dou (Cina-Giap. 1990)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Yang Feng-Liang, Gong Li, Li Wei, Li Baotian, Zhang Yi, Zhen Jian, Niu Xingli, Jia Zhaoji
* Dal racconto Fuxi Fuxi di Liu Heng. Cina, anni '20. Ju Dou (Gong), bella e giovane contadina, è comperata in sposa dall'anziano Jin-Shan (Wei), proprietario di una tintoria, che spera, benché semimpotente, di avere da lei un erede. Maltrattata dal dispotico consorte, s'innamora, corrisposta, del giovane nipote che lavora come garzone per lo zio. Nasce un bambino, ma il vecchio rimane paralizzato e i due amanti, che devono accudirlo, decidono di eliminarlo. Cresciuto, il bambino muto si trasforma in uno spietato “angelo della morte”. È lui il vero motore dell'azione sul versante nero di questo melodramma rusticano con risvolti sociali e grotteschi passaggi da horror. Dal décor della tintoria all'impiego creativo della luce e del colore (giallo e rosso specialmente), usati per suggerire la tragica energia della vicenda e dei personaggi, tutto è di un'ammirevole coesione narrativa. Il coregista è un funzionario del ministero della Cultura, messo al fianco di Yimou come inutile garante dell'ortodossia di un film che, postprodotto a Tokyo, non fu mai distribuito nella Repubblica Popolare.
GENERE: Dramm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Liu Heng
 
Lanterne rosse - Dahong Denglong gaogao gua (HK-Cina-Taiw. 1991)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Ma Jingwu, He Caifei, Jin Shuyuan, Qao Quifen
* Tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong, ambientato nella Cina del Nord dei primi anni '20, è la storia di una studentessa povera che interrompe gli studi per diventare la quarta moglie, dunque concubina, di un ricco signorotto. Situata in un bellissimo edificio di articolata struttura architettonica, è una dolente sinfonia in rosso minore sulla condizione femminile, il rapporto dei sessi, le logiche del potere dove lo splendore formale si coniuga col rigore morale e l'asciuttezza narrativa. Leone d'argento alla Mostra di Venezia, non distribuito nella Cina Popolare.
GENERE: Dramm. DURATA: 126' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 4 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Su Tong
 
La storia di Qiu Ju - Qiu Ju da guansi (Cina-HK 1992)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Wang Shantang, Ge Shijun
* Moglie incinta di un contadino, colpito da un calcio al basso ventre durante una lite con il capo del villaggio, insoddisfatta della troppo mite sentenza locale, va in città a reclamare giustizia e scuse ufficiali. Avrà la prima. 5o film del talentoso Z. Yimou, tratto da un romanzo di Chen Yuanbin, sembra – ma non lo è – più allineato dei precedenti. L'aneddoto esile, ma robusto come uno spago, serve a raccontare la Cina d'oggi in immagini chiare e distinte, cariche di emozione con la sordina. Leone d'oro a Venezia 1992 con premio a G. Li (1965) il cui incanto di artigliata dolcezza è soffocato da panni pesanti. Scoperto soltanto il volto che è una finestra sul mondo.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Chen Yuanbin
 
Vivere!  - Huozhe (Cina-HK 1994)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Ge You, Gong Li, Guo Tao, Niu Ben, Liu Tian Chi, Zhan Lu, Xiao Cong, Dong Fei
* Vent'anni di storia della Repubblica popolare cinese, dalla seconda metà degli anni '40 sino alla rivoluzione culturale (1966-69), attraverso le dolorose traversie di Fugui, ex ricco e animatore di un teatro ambulante delle ombre (marionette), e di sua moglie Jazhen. Da un romanzo di Yu Hua, adattato dall'autore e da Lu Wei (Addio mia concubina). Accentuata dalla staticità dell'azione che quasi per intero si svolge in un villaggio e indicata dal titolo, l'ottica “dal basso” scelta per la rievocazione del periodo storico enuncia “il prevalere dell'esistenza, con le sue necessità biologiche, riproduttive, affettive di sopravvivenza” (Adriano Piccardi) su qualsiasi discorso di cambiamento socio-politico. Così si spiegano la mescolanza dei toni in cui le scene di dolorosa drammaticità si alternano a sorprendenti passaggi di un umorismo qua e là grottesco, ma anche l'accento che cade non tanto sulle iniquità dell'era di Mao Zedong quanto sull'affabile descrizione dello spirito ottimistico di speranza che permise al popolo cinese di sopravvivere. È il 1o film di Z. Yimou che non ha per protagonista un personaggio femminile e che, dunque, non privilegia Gong Li.
GENERE: Dramm. DURATA: 125' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Yu Hua
 
La triade di Shanghai - Yao a yao yao dao wai pe qiao (Cina-Fr. 1995)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Li Baotian, Li Xuejian, Wang Xiao Xiao, Sun Chun Shuisheng
* Nel 1930 a Shangai arriva dalla campagna l'adolescente Shuisheng (W. Xiao Xiao) e viene messo al servizio della bella Xiao Jinbao, detta Bijou (G. Li), cantante di cabaret e mantenuta di Tang (L. Baotian), uno dei supercapi della Triade, la mafia che controlla la metropoli. Assiste così alla lotta per il potere tra il giovane Song (S. Chun Shuisheng), numero due della Triade, e Tang che si serve di Bijou per eliminare il rivale. Pur continuando il discorso sulla condizione femminile che Z. Yimou (1950) conduce dai tempi di Sorgo rosso (1987), il film non convince né avvince. Non mancano immagini suggestive né invenzioni di regia e non si può non apprezzare il ritegno ellittico con cui il regista rappresenta gli effetti della violenza più che la violenza stessa. Restano le debolezze di fondo, l'algido accademismo, il formalismo patinato, la forza dei sentimenti, che si smaglia in sentimentalismo. Tratto da un romanzo di Li Xiao, è il film meno personale di Yimou e sembra prodotto per l'esportazione.
GENERE: Dramm. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 2 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Li Xiao
 
Keep Cool - You hua hao hao shuo (Cina 1997)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Jiang Wen, Li Baotian, Ge You, Zhang Yimou, Qu Ying
* Dal libro I racconti della sera di Shu Ping. In questa commedia farsesca col turbo, eccessiva in tutto (nell'uso frenetico della cinepresa a spalla, nel montaggio spezzettato e violento, nella fotografia fortemente contrastata, nel comportamento dei personaggi, nei dialoghi interminabili, nel rock frastornante, nell'insistenza sui primi e primissimi piani) contano 2 personaggi: l'irruente e balbettante venditore di libri e l'anziano, mite ricercatore che cerca di dissuaderlo dal vendicarsi col sangue del nuovo ricco che l'ha fatto pestare per ragioni di donne. 8o film – e il 1o di ambiente metropolitano – del premiatissimo Z. Yimou (1950). Ricca di gag strepitose, è anche una commedia critica, razionale, lucida che in modi sarcastici mostra come Pechino possa apparire più caotica e consumistica di Hong Kong, abitata da gente stressata, affamata di soldi, con dislivelli sociali accentuati come nell'Occidente capitalista e una preoccupante deriva verso la perdita di una identità culturale. Film che può far girare la testa, ma che le mette qualcosa dentro.
GENERE: Comm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Shu Ping
 
Non uno di meno - Yi ge dou bu neng shao (Cina 1999)
REGIA: Zhang Yimou
* Con attori non professionisti. Il maestro Gao della scuola elementare di Shuiquan, costretto ad assentarsi un mese, raccomanda alla 13enne Wei Minzhi, scelta dal capo del villaggio come supplente, di non perdere nemmeno uno dei suoi 28 alunni. Se ci riuscirà, avrà un premio di 10 yuan. Quando apprende che uno dei bambini è stato costretto ad andare in città a lavorare, Wei parte per trovarlo e ricondurlo a scuola. Zhang Yimou torna al realismo e all'ambiente contadino di La storia di Qiu Ju (1992) con il suo 9o film, anch'esso premiato con il Leone d'oro a Venezia. È un film double-face “che semina sospetti” (Ermanno Comuzio): limpido, diretto, ma non semplice. Ha la complessità del suo cauto ma lucido approccio critico alla realtà della società cinese, coinvolta in un processo altrettanto complesso di privatizzazione (si parla di denaro con insistenza maniacale). Ammirevole varietà di registro narrativo dove la tenerezza si alterna alla denuncia, il patetico all'arguto, la realtà alla finzione. Sagace direzione dei non attori tra cui la protagonista che ha la statura di una eroina che non si arrende. La sceneggiatura è di Shi Xiangshen che l'ha desunta da un suo romanzo.
GENERE: Dramm. DURATA: 106' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Shi Xiangshen
 
La strada verso casa - Wo dofu quin mu quin (Cina 1999)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Zhang Zi Yi, Ehao Yuelin, Sun Honglei, Zheng Hao, Li Bin
* Nel 1999, dopo la morte del padre insegnante, Luo Yusheng (S. Honglei) torna al paese natio nella Cina del Nord dove la madre Zhao Di (Z. Yuelin) chiede che, secondo la tradizione, la salma sia trasportata dall'ospedale di città al paese in spalla agli amici di tutta una vita. E lì Luo rievoca (reinventa?) la splendida diciottenne (Z. Zi Yi, anche protagonista di La tigre e il dragone) che nel 1958 fu sua madre, capace – con energia, coraggio e dolcezza – di ribaltare una condizione antica di subalternità femminile. Anche da vecchia, Zao Di tesse per il morto un drappo vermiglio come aveva tessuto il suo amore per il giovane marito. Si arricchisce così la bella galleria di donne nel cinema di Z. Yimou, da Lanterne rosse in poi. In BN (presente) e colori (passato), è un film “in cui il presente cerca e trova sé stesso nel passato, così riuscendo a immaginare una nuova apertura verso il futuro.” (R. Escobar). Scritto da Bao Shi, fu girato subito dopo Non uno di meno con la stessa troupe e nella stessa regione. Orso d'Argento a Berlino.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' FOTOGRAFIA: BN/Col. VISIONE CONSIGLIATA: T 
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
 
La locanda della felicità - Xingfu shiguang (Cina 2000)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Zhao Benshan, Dong Jie Wu, Dong Lihua, Fu Biao, Li Xuejian, Leng Qibin, Niu Ben
* Zhao, scapolo cinquantenne, vorrebbe sposare un'arrogante vedova con figlio e figliastra cieca, Wu Ying, di cui vorrebbe liberarsi, ma non ha i soldi richiesti dall'esosa futura moglie. Ricorre a goffi espedienti per guadagnare qualcosa e dare un fittizio lavoro a Wu Ying che, però, se ne va per non essere di peso a nessuno. 13o film (9 già distribuiti in Italia) dell'eclettico Z. Yimou, da un romanzo di Mo Yang (Sorgo rosso) sceneggiato da Gai Zi. Come dimostra l'ironico finale, questa commedia impregnata di umorismo nero fa perno su quello che poteva essere un rapporto tra padre e figlia. Il rimando a Luci della città (1931) di C. Chaplin è quasi inevitabile anche per la sapiente miscela di situazioni buffe e grottesche con quelle potenzialmente drammatiche e per il costante conflitto tra i sentimenti (l'affetto paterno di Zhao) e il denaro. Di Chaplin il regista cinese non condivide l'accanita speranza nel futuro (e il sentimentalismo di fondo): il suo è un ottimismo testardo che può tingersi di drammatico e non si fa illusioni. Finanziato anche da coproduttori USA tra cui Terrence Malick.
GENERE: Comm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Mo Yang
 
 
scritto da: cine22 alle ore 15:39 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia
martedì, 08 marzo 2005

Million Dollar Baby

Esiste un erede dei filmaker hollywoodiani degli anni d’oro, che ha mantenuto inalterato il gusto della storia grande ma piccola, comune ma universale, dell’inquadratura che scava nelle rughe e nei sentimenti degli attori, ricavando il meglio da ognuno di essi, coinvolgendoli nel dolore.
E’ Clint Eastwood.
Lo so, arrivo ampiamente ultimissimo nel tessere le lodi di Million Dollar Baby, film pluripremiato agli oscar che parte come un film sulla boxe e si conclude come un film sull’eutanasia, insomma è un film sulla vita.
Andateci, portatevi i fazzoletti e andateci.
Alla fine della proiezione non c’era uno dei presenti in sala che non manifestasse i segni inequivocabili di almeno un lacrimone. Ma non erano lacrime da carrambata, erano lacrime come solo la partecipazione alla vita vera, al dolore vero, possono dare.
E’ da Mystic River che Eastwood sta portando avanti una poetica del dolore, senza compiacimento morboso né interpretazioni filosofiche.
Il dolore c’è, è parte della nostra vita, e non possiamo evitarlo.
Non distribuisce ricette, non parteggia per soluzioni rosee o buie come l’abisso, lui lo descrive con il piglio di un drammaturgo che tratta temi universali e lascia emozioni e riflessioni allo spettatore.
E, quando ti alzi dalla poltrona pensi: “Cavolo è un GRANDE film!”
Certo che per essere il cowboy senza nome dei western spaghetti di Leone che scherzosamente gli attribuì “Due espressioni: con il cappelle e senza il cappello” il signor Eastwood è stato capace di dimostrare tutto l’amore che ha per il cinema e per la vita.
Insomma signori, tanto di cappello ad un regista che dimostra con le sue opere di essere un grande uomo.
 
scritto da: Akmeno alle ore 11:27 | link | commenti (1) | popup commenti (1) | Top
categorie: i post di art
giovedì, 03 marzo 2005

Nei cinema di Gubbio: 4 - 6 marzo 2005

La primavera sembra ancora piuttosto lontana: nevica anche in questo momento. Il tempo non è particolarmente invitante per uscite e scampagnate fuori porta. Cosa c'è di meglio, allora, di un bel film? Ecco cosa ci riservano i cinema di Gubbio per questo fine settimana.

Cinema Astra

Dal 4 Marzo 2005 al 6 Marzo 2005

Per informazioni: Cinema Astra:  tel. 075-9273606

Orario: Feriali ore 21.30 - Festivi ore 15.00 - 17.00 - 21.30

Mi presenti i tuoi ? di Jay Roach (USA, 2004) - Commedia

Scheda: http://www.filmup.com/sc_mipresentiituoi.htm

Recensione: http://www.filmup.com/mipresentiituoi.htm

Cinema Italia

Programmazione intravista passando!!!

Per informazioni: Cinema Italia:  tel. 075-9273755

Pare che proiettino...

Il mercante di Venezia di Michael Radford (Gran Bretagna - Italia, 2004) - Commedia, Drammatico

Scheda: http://www.filmup.com/sc_ilmercantedivenezia.htm

Recensione: http://www.filmup.com/ilmercantedivenezia.htm

Ai soci, amici e simpatizzanti: se aspettate fino al 27 aprile, lo potrete vedere nella nostra Rassegna, aspettateci...

Buona visione e attenti alla neve!
scritto da: cine22 alle ore 12:54 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, calendario proiezioni a gubbio

"Il CineMATTOgrafo"

COMUNE di GUBBIO
Assessorato alle Politiche Giovanili
e
CINECLUB 22

presentano
www.ilcinemattografo.it/logo
Il cinema della follia, la follia del cinema
8-11 ottobre 2007
in collaborazione con:
Cinema Astra
Cinema Italia
bATìk - Perugia Film Festival

"Oltre la Fabbrica dei Sogni"

CINECLUB 22
presenta
"Oltre la Fabbrica dei Sogni"
Rassegne Cinematografiche
» Estate 2007
» Primavera 2007
» Mosche da Bar
» Autunno 2006
» Primavera 2006
» Primavera 2005
» Autunno 2004
» Primavera 2004-2
» Primavera 2004

Ricerca




Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte