Storia di 2 donne e 1 città ovvero di 2 baci e 1 canzone. Esma e Sara sono madre e figlia e non sono donne; o meglio, la prima non lo è più, la seconda non ancora. Vivono a Grbavica, un quartiere di Sarajevo; e sono le superstiti di una guerra civile; o meglio, la prima è una sopravvisuta delle barbarie, la seconda è una figlia delle stesse. Protagoniste del film sono le ferite, quelle ferite che non si sono cicatrizzate, perchè volutamente celate; quelle di Esma, vittima di uno stupro, quelle di Sara, orfana di padre e quelle di Sarajevo, teatro di una guerra fratricida. Esma vorrebbe che sua figlia non crescesse mai, ( " è ancora una bambina " si rivolge così, ad un certo punto del film, ad una sua amica ), vorrebbe continuare a far finta di niente, sperando, invano, di poter cancellare il passato. La giovane regista esordiente, Jasmila Zbanic, ha incentrato l'intero soggetto su questo tema; il film è la storia di un processo di rinascita, quello che ti fa avere la forza di parlare, urlare e buttare via il marcio, covato dentro per anni. Ecco, allora e finalmente, il famoso " apostrofo rosa ", che serve ad Esma per riscoprirsi donna e a Sara per diventarlo e la canzone finale, liberatoria e commovente, che i ragazzi in gita dedicano alla loro amata Sarajevo. A differenza di questo commento, il film non cade quasi mai nella retorica e, rinunciando alle furbate dei flashback emozionali, le reazioni che i personaggi hanno nel corso della storia donano un tocco di originalità riuscendo a "spiazzarti " in molte scene.
3 dicembre Galleria Nazionale dell’Umbria
6-10 dicembre Teatro Morlacchi