Sono trascorsi quasi quindici anni dalla nascita dell’Associazione Cineclub 22, quella “sconosciuta” Associazione, come qualcuno, lui sì veramente sconosciuto, ha voluto qualificarla. I suoi soci si sono assunti, nel corso di questi anni, il difficile impegno di far tornare le persone nei cinema, strappandole alla pigrizia della poltrona comoda e del caminetto rassicurante.
Personalmente, credo di aver maturato questo proposito, a quel tempo poco più che un pio desiderio, una lontana sera di marzo, precisamente l’otto marzo 1986. Abitavo a Gubbio da pochi mesi, non mi era mai capitato di andare al cinema in uno dei due locali della città, un po’ perché tornavo sempre nella mia città d’origine durante i fine settimana, un po’ perché nei giorni feriali i due cinema o erano chiusi o proiettavano spettacoli a luci rosse, per i quali non ho mai mostrato particolare entusiasmo. Del resto, neppure la popolazione locale sembrava particolarmente interessata, visto che a detta dei rari spettatori, le sale erano tutt’altro che affollate.
La sera di quell’otto marzo, dunque, mi trovavo a Gubbio, era un giorno feriale e il mattino dopo avrei lavorato. Avevo letto, non ricordo dove, l’annuncio che quella sera, al cinema Astra, ci sarebbe stata la proiezione di un film di Marco Ferreri, “L’ape regina”. Mi aveva attirato oltre al fatto che l’ingresso era per l’occasione gratuito, la possibilità di vedere uno dei pochi film di Ferreri che mi erano sfuggiti fino allora.
Così, appena finito di cenare, mi dirigo verso il cinema, entro e trovo in sala altre quattro persone, tutte donne. “Forse sono arrivato un po’ in anticipo”, ho pensato, ma poi guardando l’orologio mi sono convinto che ero in perfetto orario. Difatti, dopo un paio di minuti la proiezione comincia. Durante tutta la proiezioni non ho fatto che riflettere sulla malinconia di quella serata che avrebbe diversamente potuto essere particolarmente piacevole, se quella sala, oltre che un po’ più riscaldata – ma questo da allora non è cambiato! – non fosse stata desolatamente vuota.
Così deve essere nato il Cineclub 22, dall’unione di tante passioni insoddisfatte e dalla comune esperienza di sale cinematografiche fredde e tristi. Avere continuato, nel corso di questi quindici anni, a tenere alta la bandiera di amanti del buon cinema, non è stato uno sforzo trascurabile schiacciati tra le esigenze di fare cassa dei gestori delle sale, l’indifferenza di certi esponenti delle Amministrazioni comunali passate, e il desiderio di non voler rinunciare ad un cinema di “qualità” per piegarsi ai voleri di un cinema di “quantità”.
E’ stata dura, ma ne è valsa la pena. I superstiti dei quattordici soci fondatori, che la vita, i problemi quotidiani o un destino avverso hanno disperso ai quattro venti, uniti alle forze giovani e fresche di nuovi appassionati, sono riusciti a realizzare un vero e proprio sogno: un festival del cinema anche a Gubbio. Piccolo, modesto quanto si vuole, ma pur sempre l’inizio di un’esperienza a cui non resta che dare adesso la necessaria continuità.
L’improvvisa notorietà alla quale sono assurti gli organizzatori e gli addetti ai lavori di questa manifestazione è servita, se non altro, a farci conoscere e, quello che più ci preme, a far parlare di cinema. I riflessi delle immagini proiettate continuano ancora ad illuminare di tanto in tanto la scena culturale della città, presaghi di future iniziative.
Il lavoro non è terminato, anzi, comincia adesso.