CineClub 22

Il CineClub 22 di Gubbio è un'Associazione Culturale nata nel 1993 con l'intento di diffondere la cultura cinematografica ed il film d'autore

lunedì, 08 marzo 2004

Quante volte, signor Von Trier ?

Quante volte, signor Von Trier ?

Lars Von Trier, firmatario del manifesto DOGMA 95, con il quale si impegnava a rispettare il "voto di castità", non ha resistito anche nell'ultimo film "Dogville" ad infrangere ampiamente alcune delle regole previste. Esaminiamo i singoli punti nei dettagli.

1. I film dovranno essere girati sul campo. Né scene né attrezzi di scena dovranno essere introdotti (se un certo attrezzo sarà necessario alla trama, si dovrà scegliere un ambiente dove questo sia reperibile). L'intero film è ambientato in un set artificiale, con una scenografia da azione teatrale; il rispetto di questo punto si gioca su una fortissima ambiguità: se è vero, infatti, che il film è girato "sul campo", è altrettanto vero che sia scene che attrezzi di scena vengono effettivamente introdotti. D'altronde, non si può negare che un palcoscenico possa essere un ambiente dove è possibile reperire attrezzi necessari alla costruzione della scena. Giudizio: assolto per insufficienza di prove.

2. Il sonoro non sarà mai prodotto in sede separata rispetto all'immagine e viceversa (nessuna musica sarà ammessa, eccetto quella prodotta contemporaneamente e contestualmente alle riprese). Parte del sonoro e della musica non sembra essere prodotta "naturalmente" dalle fonti sonore presenti in scena. Cigolii di porte inesistenti, abbaiare di un cane disegnato con il gesso, sono la prova tangibile della trasgressione di questa norma. Giudizio: colpevole.

3. La macchina da presa sarà sempre portatile e trasportata a mano. Sono ammessi tutti i movimenti e tutte le immobilità così ottenuti (non è il film che deve aver luogo dove è posizionata la macchina, sono le riprese che devono attuarsi dove hanno luogo le scene). L'evidente difficoltà di far fermare la macchina da presa su una inquadrature fissa, almeno per un tempo sufficiente a stabilizzare la visione a vantaggio di uno spettatore in preda a perenni vertigini, costituisce la prova tangibile del rispetto di questa regola. Fa senz'altro sorridere l'idea delle "immobilità" ottenute con una macchina da presa "trasportata a mano": di esse non c'è traccia nell'intero film. L'ambiguità introdotta con la scelta dell'ambientazione si risolve a favore del regista in merito al fatto che le riprese si attuano "dove hanno luogo le scene". Giudizio: assolto con formula dubitativa.

4. Il film sarà necessariamente a colori. Non sarà ammessa nessuna illuminazione speciale (se la luce è troppo forte e comporta la sovraesposizione, la scena verrà tagliata oppure sarà attaccata alla macchina un'unica lampada). Il trascorrere del tempo, ore, giorni, stagioni, tutto è regolato artificialmente, con "illuminazione speciale". D'altra parte, non si vede come si possa fare altrimenti, considerate le condizioni nelle quali viene filmata l'azione, cioè assoluta artificialità degli scenari. Giudizio: assolto con formula dubitativa.

5. Sono proibiti giochi ottici e filtri. Come sopra: impossibile trasformare una necessità in virtù, ma più impossibile ancora trasformare una necessità in un vizio. Giudizio: assolto con formula piena.

6. Il film non dovrà contenere nessun'azione superficiale (omicidi, armi ecc. non devono essere inclusi). Su questo, soprattutto nel finale, scivola il signor Von Trier: forse la lunga astinenza, alla quale lo ha costretto per troppo tempo il voto di castità, deve prima o poi trovare il proprio sfogo. Non ci siamo: l'efferatezza di certe inquadrature e l'assoluta "superficialità" di certe azioni possono trovare una giustificazione solo nelle eccessive sofferenze inflitte a Grace dagli abitanti di Dogville. Lo spettatore può arrivare a giustificare un finale adeguatamente catartico, ma, intanto, il voto è stato infranto nuovamente. Giudizio: colpevole.

7. L'alienazione, sia temporale che geografica, è proibita (la storia avrà luogo qui ed ora). Mentre l'azione non sembra poter essere facilmente collocabile nello spazio, a causa della estrema stilizzazione della scenografia, lo è maggiormente nel tempo (si desume da vari particolari che siamo nel periodo della grande depressione). Addio, quindi, al "qui e ora". Giudizio: colpevole.

8. Non sono ammessi film di genere. Difficile individuare, fin dalle prime battute, a quale genere far risalire il film e su questo punto il signor Von Trier ha saputo glissare abilmente. Giudizio: non colpevole.

9. Il formato deve essere Academy 35 mm. Forse il risultato finale è stato riversato in questo formato, ma rimane difficile pensare che la macchina a mano abbia potuto registrare immagini su una pellicola 35 mm. Si sospetta, piuttosto, che l'autore - che è nel contempo anche operatore - si sia servito di videocamere digitali, ma non se ne hanno le prove. Giudizio: assolto per insufficienza di prove.

10. Il nome del regista non sarà citato nei titoli. Dopo tanto giuramenti, è stato proprio questo il primo voto infranto dall'autore, fin dai film realizzati immediatamente dopo aver pronunciato il voto. La vanità è troppo forte da reprimere e, forse, andava fatta da parte degli autori una più profonda riflessione in merito alle decisioni che andavano a prendere. Insomma, il gusto personale conta sempre, l'estetica non si può assolutamente eliminare da un'arte che ha fatto dell'immagine il proprio oggetto e il proprio soggetto. L'artista resta , sempre e comunque, un uomo, un individuo con gusti e scelte personali. Giudizio: colpevole, senz'altro colpevole.

scritto da: cine22 alle ore 15:32 | link | commenti (1) | popup commenti (1) | Top
categorie: i post di sergio, film commento

Commenti
#1   26 Febbraio 2008 - 16:03
 
senz'altro un colpevole geniale!
utente anonimo

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