Per quelli della generazione che ha preceduto la mia, cresciuti nel mito del cow boy senza macchia e senza paura, portato sullo schermo dal rude e macho John Wayne, la visione de "I segreti di Brokeback mountain" può essere stata sicuramente un duro colpo a ormai consolidate certezze. Quelli della mia generazione hanno, invece, conosciuto un West e un western a tinte più sfumate, con chiari e scuri che si alternavano nel corso della visione, un western meno manicheo, insomma. Il mio western di riferimento resta l'intramontabile "Butch Cassidy", con Robert Redford e Paul Newman, fuorilegge e rapinatori nella vita, ma con una tale carica di simpatia da costringere anche lo spettatore più renitente a fare alla fine il tifo per loro nell'impari lotta con un intero squadrone di cavalleria. E, se pure la ragione ci dice che, alla fine, avranno la peggio, il cuore, anche in virtù della visione del fermo immagine dell'ultimo fotogramma, continua a sperare in una loro improbabile vittoria nello scontro finale, con appendice di fuga verso l'Australia, alla ricerca di nuove avventure. Ma, adesso, che dire di questa nuova svolta del genere western? Perché, qualsiasi cosa se ne possa pensare, "I segreti di Brokeback mountain" è un film destinato a trasformarsi in una pietra miliare nell'evoluzione di un genere che, a parte la parentesi felice dei film di Sergio Leone, sembrava ormai avere dato da tempo il meglio di se stesso. Invece impariamo oggi, anche se lo sospettavamo da tempo, che nel cinema tutto può essere rinnovato, perfino un genere fortemente codificato come il film di cow boys. Un film è sempre e comunque figlio del suo tempo, una fotografia della realtà attuale, anche se trasportata avanti o indietro nei secoli. Il tempo attuale ci racconta storie quotidiane dai contorni incerti e sfumati, che aderiscono all'immaginario collettivo ben più delle vicende di personaggi degli anni quaranta e cinquanta, quando il confine tra il bene e il male era segnato da una nettissima linea di demarcazione e i buoni e i cattivi potevano facilmente essere identificati dall'abito che, allora sì, faceva anche il monaco. Chi è, oggi, il gentile e compito signore che incontriamo per strada, la altrettanto gentile e compita signora che bussa alla nostra porta? Dottor Jeckill o mister Hide? Solo le loro azioni saranno in grado di svelarcelo. Anche nel rude e selvaggio mondo dei cow boys niente è più come sembra; ci voleva tutta la delicatezza, di cui è impregnata la cultura orientale di Ang Lee, per svelarcelo. Se cambia il mondo cambia anche il cinema, che ne è una naturale forma di espressione, oltre che una sognante rappresentazione. Sta a noi adeguare i nostri criteri di lettura della realtà e di tutto quello che la rappresenta, cinema incluso, se vogliamo andare oltre l'apparenza delle cose.
