CineClub 22

Il CineClub 22 di Gubbio è un'Associazione Culturale nata nel 1993 con l'intento di diffondere la cultura cinematografica ed il film d'autore

domenica, 27 gennaio 2008

27 gennaio LA MEMORIA: Il cinema e la Shoah

Notte e nebbia
(Nuit et brouillard)
Un film di Alain Resnais. Genere Documentario, colore 31 minuti. - Produzione Francia 1956.

Anni di piombo
(Die bleierne Zeit)
Un film di Margarethe Von Trotta. Con Barbara Sukowa, Rudiger Vogler, Jutta Lampe. Genere Drammatico, colore 106 minuti. - Produzione Germania 1981.

Intervista a Claude Lanzmann, autore del grande documentario
sullo sterminio degli ebrei che esce ora, in dvd, in libreria
Shoah, il capolavoro nato dalle ceneri

La vita è bella
Un film di Roberto Benigni. Con Horst Buchholz, Roberto Benigni, Giustino Durano, Nicoletta Braschi, Giuliana Lojodice, Giorgio Cantarini, Gina Rovere, Lydia Alfonsi, Marisa Paredes, Franco Mescolini, Andrea Tidona, Massimo Salvianti, Francesco Guzzo, Nino Prester. Genere Drammatico, colore 120 minuti. - Produzione Italia 1997.

KAPO'
Un film di Gillo Pontecorvo
Interpreti: Didi Perego, Emmanuelle Riva, Laurent Terzieff, Susan Strasberg
Durata: h 1.42
Nazionalità: Italia 1960
Genere: drammatico

Schindler's List
(Schindler's List)
Un film di Steven Spielberg. Con Ben Kingsley, Ralph Fiennes, Liam Neeson, Jonathan Sagalle, Beatrice Maccola, Caroline Goodall, Embeth Davidtz, Andrzej Seweryn. Genere Drammatico, colore 195 minuti. - Produzione USA 1993.

Train de vie - Un treno per vivere
(Train de vie)
Un film di Radu Mihaileanu. Con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat, Bruno Abraham-Kremer, Michel Muller, Johan Leysen. Genere Commedia, colore 103 minuti. - Produzione Francia, Belgio, Romania, Germania 1998.

Assisi Underground
Un film di Alexander Ramati. Con Maximilian Schell, James Mason, Ben Cross, Alfredo Varelli, Irene Papas, Riccardo Cucciolla, Venantino Venantini, Angelo Infanti, Roberto Bisacco, Greta Vaillant, Massimo Sarchielli, Giancarlo Prete, Delia Boccardo, Paolo Giusti, Maurice Poli, Margherita Sala, Riccardo Salvino, Francesco Carnelutti, Alfredo Pea, Roberta Manfredi, Carlo Monni, Alessandra Mussolini, Franco Trevisi, Paolo Malco, Matteo Corvino, Didi Ramati, David Brandon, Renato Miracco, Fabio Meyer. Genere Drammatico, colore 116 minuti. - Produzione USA 1984.

Il diario di Anna Frank
(The Diary of Anne Frank)
Produzione USA
Anno 1959 b/n
Regia: George Stevens
Interpreti.  Millie Perkins Joseph Schildkraut Shelley Winters Richard Beymer
Genere Drammatico
Durata 180'

... e molti altri ancora

scritto da: mtb alle ore 16:27 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: filmografia, i post di mtb
domenica, 11 novembre 2007

I film della rassegna

Sicko
Provocatore, geniale, scorretto, passionale, polemico e divertente, in altre parole: Michael Moore. Dopo il mediocre Farenheit 9/11 (troppo schierato o, forse, semplicemente un film sbagliato), l'uomo che è riuscito a portare il genere documentario ai vertici dei box office di tutto il mondo, torna con un'opera molto importante, da qualsiasi punto di vista si decida di valutarla. Sicko non è, come spesso è stato definito, "un'analisi sul sistema sanitario americano", è piuttosto una pellicola che, coscientemente e con il giusto equilibrio fra dramma e comicità, è stata pensata per scatenare il dibattito, smuovere le coscienze e far ragionare un paese nel quale 50 milioni di persone non possono concedersi il lusso di ammalarsi.

continua a leggere la scheda del film su: filmup.leonardo.it

In questo mondo libero
In questo periodo di morti bianche e sfruttamento sul lavoro Ken Loach ha deciso di realizzare un film sulle condizioni degli immigrati a Londra, quello che ottiene è uno spaccato dal gusto amaro della società di cui siamo completamente inconsapevoli. Protagonista del film è Angie, una ragazza di trentatre anni, con un figlio alla ricerca di una strada professionale in cui possa mostrare le sue doti. Decide perciò di aprire con la sua amica Rose una società che fornisce lavoro agli immigrati.

continua a leggere la scheda del film su: filmup.leonardo.it

I viceré
“I viceré”  tratto dal romanzo omonimo di Federico de Roberto, narra le vicende della nobile famiglia degli Uzeda di Francalanza in Sicilia, durante il Risorgimento, nel cruciale passaggio dal Regno dei Borboni all’unificazione d’Italia.

continua a leggere la scheda del film su: filmup.leonardo.it

Le ragioni dell'aragosta
In un piccolo villaggio della Sardegna occidentale, Su Pallosu, si ritrovano gli attori di "Avanzi" (programma tv satirico degli anni '90), per mettere su uno spettacolo a sostegno della causa dei pescatori di questa zona, in grandi difficoltà ed ormai demoralizzati per i danni economici che lo spopolamento del mare gli sta recando.

continua a leggere la scheda del film su: filmup.leonardo.it

scritto da: mtb alle ore 11:25 | link | commenti | popup commenti | Top
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lunedì, 16 maggio 2005

FILMOGRAFIA DI EMIR KUSTURICA

Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Emir Kusturica è un regista che non ha più bisogno di presentazioni, tali e tanti sono i riconoscimenti alla sua opera tributati da pubblico e critica. Il mio primo incontro con lui risale al 1985. Si trattò, allora, della visione di quel piccolo capolavoro che è "Papà... è in viaggio di affari", che aprì una finestra su quel mondo poco conosciuto, quasi misterioso, che era la ex Jugoslavia. Il mondo dei musulmani di Bosnia, con i loro rituali e i loro distinguo, che, probabilmente, faceva presagire la tragedia alla quale un intero popolo stava andando incontro.
Ti ricordi di Dolly Bell? (Sjecas li se Dolly Bell)
Iug. 1981
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Slavko Stimac, Slobodan Aligrudic, Liliana Blagojevic, Mira Banjac, Pavle Vujisic
* Scritto da Abdulah Sidran e ambientato a Sarajevo nei primi anni '60, è la storia dell'educazione sentimentale del sedicenne Ziolja (S. Stimac) e del suo rapporto con il padre (S. Aligrudic, memorabile) che, morendo, lascia in eredità la sua ingenua fede nel marxismo, nella Iugoslavia socialista e nel proprio presente. Ma in questo film corale dell'esordiente E. Kusturica, croato musulmano – insignito a Venezia 1981 con il Leone d'oro per l'opera prima e altri 2 premi – contano anche il conflitto tra il comunismo ortodosso e il desiderio di novità (espresso con la fissazione dell'ipnosi), il trapasso verso la società dei consumi in una Sarajevo dei sobborghi, abitata da una gioventù povera, il contrasto tra il vecchio e il nuovo nei costumi con risvolti sugli usi musulmani. Fa da Leitmotiv musicale la canzone “24000 baci” cantata da Celentano. La Dolly del titolo è una spogliarellista di Europa di notte di Blasetti, proiettato in Iugoslavia nel '62: il 1o film con donne nude che vide il pubblico iugoslavo. Qua e là per l'Europa è esistito un imperialismo culturale italiano. Un po' straccioncello.
GENERE: Comm. DURATA: 107' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
 
Papà... è in viaggio d'affari (Otac na sluzbenom putu)
Iug. 1985
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Miki Manojlovic, Mirijana Karanovíc, Moreno de Bertolli, Mustafa Nadarevíc
* Sarajevo 1949, dopo la scomunica del Cominform e il distacco da Mosca della repubblica titina: lo stalinismo degli antistalinisti dilaga, e ne fa le spese anche Mesa (M. Manojlovíc), brav'uomo e indefesso puttaniere, rinchiuso senza processo in un campo di lavoro da dove esce nel 1952. In una certa misura la storia è raccontata attraverso gli occhi innocenti di Malik (M. de Bertolli), piccolo sonnambulo e figlio di Mesa. È lui il nucleo poetico di una commedia agrodolce, tenera e crudele, scritta da Abdulah Sidran, bosniaco musulmano come il giovane regista (1954) cui aveva già fornito il libretto di Ti ricordi di Dolly Bell? (1981). Tira una fresca brezza di neorealismo italiano in questo film che propone una ricca galleria di personaggi simpatici o odiosi e, insieme con la sua grazia umoristica, alcuni momenti di forte suggestione emotiva. Palma d'oro a Cannes.
GENERE: Comm. DURATA: 151' (128') VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Il tempo dei gitani (Dom za vešanje)
Iug. 1989
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Davor Dujmovic, Bora Todorovic, Ljubica Adzovic, Husnija Hasimovic, Sinolicka Trpkova, Zabit Memedov
* Figlio naturale di una zingara, il giovane Penhan (D. Dujmovic) è costretto a seguire il capo in Italia, a rubare e trafficare in bambini, nani, infermi. Perde l'innocenza, le illusioni, la vita. Opus n. 3 del bosniaco E. Kusturica, scritto con Gordan Mihic, è un film d'amore, di avventure e un romanzo di formazione che nell'edizione originale, destinata alla TV, durava 5 ore. La sua tumultuosa vicenda procede per accumulazione su un arco di quindici anni attraverso peripezie ora buffe, ora sanguinose in altalena tra tenerezza e ignominia. Il regista s'è immerso nel mondo e nelle cultura dei Rom con passione senza benevolenza, con una partecipazione che non esclude la lucidità, con una simpatia che non diventa idealizzazione. Sconnesso, ridondante, visionario. L'organizzazione del materiale è discutibile, ma le invenzioni strepitose abbondano. Mai vista al cinema una Milano così onirica e stralunata.
GENERE: Avv. DURATA: 136' (120') VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Arizona Dream (Arizona Dream)
USA-Fr. 1992
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Johnny Depp, Faye Dunaway, Lili Taylor, Vincent Gallo, Jerry Lewis, Paulina Porizkova, Michael J. Pollard, Candyce Mason
* Un giovanotto (J. Depp) di New York è chiamato in Arizona dallo zio Leo (J. Lewis) che vuole insegnargli la fede nei pilastri del modo americano di vivere. Axel, invece, s'innamora di una bizzarra donna matura (F. Dunaway) che potrebbe essere sua madre e di cui condivide il sogno di volare su un velivolo senza motore, e fa amicizia con altri irregolari. Gli hanno rimproverato di essere autoindulgente, prolisso, tedioso, troppo stravagante, troppo originale, ondivago, impervio nel suo onirico surrealismo. L'hanno elogiato quasi per gli stessi motivi, e inoltre per la splendida direzione degli attori (i sorprendenti L. Taylor e V. Gallo, ma anche una Dunaway in gran forma e un Lewis insolito). Morale: se volete vedere qualcosa di diverso, è il film per voi. Rintracciabile in cassetta nell'edizione originale (inglese), ridotta a 1119 minuti. In un primo tempo distribuito in Italia come Il valzer del pesce freccia senza successo. Rimesso in circolazione nel 1998 col titolo originale.
GENERE: Comm. DURATA: 119' (142') VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Underground (Underground)
Fr.-Germ.-Ung. 1995
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Miki Manojlovic, Lazar Ristovski, Mirjana Jokovic, Slavko Stimac, Ernest Stötzner, Srdan Todorovic, Milena Pavlovic, Bata Stojkovic, Bora Todorovic, Davor Dujmovic
* Nel 1941, dopo il primo raid aereo tedesco su Belgrado, comincia l'ascesa del compagno Marko (M. Manojlovic), partigiano, trafficante e borsanerista. In due anni lui e il suo impetuoso amico Blacky (L. Ristovski) accumulano una fortuna e la fama di eroi della resistenza finché convincono il loro clan a rifugiarsi in un sotterraneo e a fabbricare armi e altri prodotti per il mercato nero. Ci rimangono per quindici anni perché, con la complicità dell'attrice Natalija (M. Jokovic), Marko fa credere a tutti che la guerra continua, e intanto diventa un pilastro del regime socialista di Tito. L'inganno dura fino al 1961, e nel trentennio successivo muoiono di morte violenta Natalija, Marko, l'innocente suo fratello Ivan (S. Stimac) e Jovan (B. Todorovic), figlio di Blacky, l'unico sopravvissuto che, tornato nel sotterraneo, sbuca attraverso un tunnel sul Danubio dove ritrova tutte le persone scomparse che ha conosciuto: è un'isoletta che va alla deriva sul fiume. È difficile stringere in una definizione di genere un grande film visionario come il 5o lungometraggio del bosniaco E. Kusturica (1954). Si scrisse che fa pensare ad Alice nel paese delle meraviglie riscritto da Kafka, con Hyeronimus Bosch come scenografo e Francis Bacon direttore della fotografia. Sarebbero pertinenti anche i rimandi al realismo fantastico della narrativa latino-americana, alla pittura naïve di Chagall, al cinema di Tarkovskij e Welles, per non dire di Vigo o di Visconti, esplicitamente citati. È una tragicommedia musicale con le musiche tzigane di Goran Bregovic che di un racconto straripante di feste nuziali, riti collettivi e baccanali sono il filo conduttore e gli danno il ritmo. “C'era una volta un paese...” è il sottotitolo. La Iugoslavia, naturalmente. Kusturica dice che non è un film nostalgico, ma un necrologio. Forse il Paese di cui ha cercato di raccontare 40 anni di storia non è mai esistito. Underground è il sogno di un incubo, quello della Storia e del suo tempo sporco. Palma d'oro a Cannes 1995 dove fu presentato come film della Comunità Europea.
GENERE: Comm. DURATA: 185' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 5 PUBBLICO: 3
 
Gatto nero, gatto bianco (Black Cat, White Cat)
Fr.-Iug.-Germ.-GB 1998
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Bajram Severdzan, Florijan Ajdini, Branka Katic, Srdan Todorovic, Zabit Memedov, Sabri Sulejman, Jašar Destani
* Ambientata, come Il tempo dei gitani (1989) ma senza la sua dimensione drammatica, tra gli zingari slavi, “il solo popolo che non cambia mai e che sfiora quella che noi chiamiamo civiltà senza lasciarsene contaminare” (E. Kusturica), la storia procede per accumulazione e fa capo a: 1) una coppia di vecchi, amici e ricchi, un boss delle discariche e un industriale del cemento; 2) una coppia di adulti, antagonisti benché complici in affari loschi; 3) un quartetto di giovani che, dopo un grottesco carosello di avventure buffonesche, approdano felicemente a un doppio matrimonio. Finanziato da un pool di reti televisive europee (Italia esclusa), parlato in dialetti gitani, girato in Slovenia e sulle rive del Danubio in Serbia, scritto con Gordan Mihic, il 6o film di Kusturica (Sarajevo, 1954) “è un fantastico affresco contraddittorio e onnicomprensivo, travolgente di vitalità, di divertimento, d'intelligenza e d'allegria” (Lietta Tornabuoni). Sconnesso, illustrativo, faticoso e un po' stremante nella prima ora che risente del progetto primitivo (un documentario sul gruppo Musika Akrobatika che aveva suonato in Underground), prende il volo nella seconda parte che ha ricchezza di invenzioni comiche e picaresche, coloriti ed esagitati personaggi “più grandi della vita”, insolente visionarietà, ritmo trascinante. E una spudorata gioia di fare cinema, raccontando per immagini. Rimane il sospetto dell'accademismo, sia pure di alta classe, e l'ombra di un'adesione troppo compiaciuta agli stereotipi. Leone d'argento per la regia a Venezia 1998.
GENERE: Comm. DURATA: 120' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Super8 Stories (Super8 Stories)
It.-Germ.-Fr. 2001
REGIA: Emir Kusturica
ATTORI: Nele Karajilic, Emir Kusturica, Stribor Kusturica, Nenad Gajin, Nenad Petrovic, Dejan Sparavalo
* Mentre all'Olympia di Parigi si prepara un concerto dei No Smoking, si tracciano i ritratti dei dieci componenti della band attraverso filmetti di famiglia e documenti di archivio della TV iugoslava. Sfilano e s'intrecciano immagini dei giri di concerto in Italia, Francia e Germania, trasferte in autobus e negli alberghi, bevute notturne, scherzi, conflitti. Emergono le figure di N. Karajilic, principale autore delle musiche e trascinatore di folle; del batterista Stribor, il figlio ventitreenne di E. Kusturica; del violinista D. Sparavaldo e del sassofonista N. Petrovic. C'è una puntata nella reggia di Colorno (PR) e, all'inizio e alla fine, riferimenti a Belgrado sventrata dalle “bombe intelligenti” della Nato, alle guerre che incombono come un incubo sui Balcani. La musica del gruppo è all'insegna della contaminazione (rock, folclore gitano, serbo e rumeno, jazz, punk, rap). Partito da 80 ore di materiale girato su vari supporti, Kusturica ne ha cavato un film (montaggio di Svetolik Zajic) omologo alla musica, basato sulla frammentazione e sul mix tra commedia e dramma che gli è sempre congeniale.
GENERE: Doc. DURATA: 90' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
scritto da: cine22 alle ore 16:08 | link | commenti | popup commenti | Top
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mercoledì, 06 aprile 2005

FILMOGRAFIA DI KIM KI-DUK

 
(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Di questo regista, poco conosciuto in Italia, sono stati presentati solo i due film riportati sotto. Pur essendo attivo dal 1996, sta conoscendo adesso una certa notorietà in occidente, grazie soprattutto al film che proponiamo in Rassegna. Godiamoci, dunque, la novità e prepariamoci a commentarla nel nostro blog.
 
L'ISOLA  (SEOM)
Corea Sud 2000
REGIA: Ki-duk Kim
ATTORI: Jung Suh, Yoo-Suk Kim, Sung-hee Park, Jae-Hyung Cho
* Di giorno traghettatrice in una riserva di pesca e prostituta di notte, la silenziosa Hee-jin distoglie dal suicidio un giovane fuggiasco due volte assassino e ne diventa l'amante. L'ossessione amorosa è l'amo feroce che li conduce a fare altre vittime e a una tragica fine. In altalena fra tragico e grottesco, all'insegna di un ironico darwinismo sociale, è un crudelissimo film dove si postula una identificazione tra uomo e pesce. Interamente giocato sull'ambiguità simbolica del pesce (segreta immagine del pene, ma anche animale a sangue freddo, alieno dalle passioni). K. Kim, autore a pieno titolo, “gioca su questa doppiezza e costruisce un complesso gioco a intarsi in cui interagiscono vari gradi di ferocia e dipendenza.” (A. Morsiani). Braccato dalla polizia, lui inghiotte un mazzetto di ami. Quando se ne va, lei se li infila nella vagina. La storia termina con un ritorno nell'acqua, cioè nel liquido amniotico, che è anche un'immersione nell'inconscio. Alla Mostra di Venezia 2000 fece scalpore tra il pubblico e sconcertò i critici. Trasmesso con sottotitoli su Tele+ e in “Fuori orario” di RAI 3.
GENERE: Grott. DURATA: 85' VISIONE CONSIGLIATA: S
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
 
PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO... E ANCORA PRIMAVERA (BOM, YEOREUM, GAEUL, GYEOUL, GEURIGO, BOM)
Corea Sud 2003
REGIA: Ki-duk Kim
ATTORI: Yeong-su Oh, Ki-duk Kim, Young-min Kim, Jae-kyeong Seo, Yeo-jin Ha, Jong-ho Kim
* Cinque stagioni (tempo circolare), due personaggi (raramente tre o quattro), una casetta ancorata in un laghetto tra i monti, un'azione scandita ogni dieci anni, mezzo secolo di ascesi per diventare un vero uomo. Lezione di filosofia buddista? Parabola zen? È la storia di un bambino educato con rispetto affettuoso da un anziano monaco, dall'infanzia innocente e crudele (primavera), all'adolescenza appassionata che scopre l'amore carnale (estate), poi ossessione che sfocia nella gelosia omicida (autunno) e infine la quieta saggezza dell'ingresso nell'alta età (inverno). E il ciclo ricomincia con un bimbetto abbandonato da una madre che ha il volto coperto dalla vergogna. Opus n. 8 di un regista coreano abituato a raccontare drammi contemporanei, ribollenti di violenza e crudeltà, è un film straordinario per bellezza paesaggistica. Nei primi due capitoli può dare il sospetto di un estetismo pittorico fin troppo raffinato, come un calligrafico esercizio idilliaco di stile. Nella 2ª parte, però, quando dal mondo esterno irrompono le passioni, le invenzioni narrative e registiche si susseguono. In inverno, sul lago ghiacciato anche la natura si fa minacciosa, non più incontaminata nel suo splendore, ripresa in campi lunghi e lunghissimi. Così infantilmente scherzosa nel 1o capitolo dov'è applicata a rane e pesci, la grossa pietra che faticosamente l'adulto e atletico monaco trascina sino alla vetta più alta diventa la metafora della pena del vivere, ma anche di un'ascesa alla conquista di una pace autentica. Premio del pubblico al Festival di Locarno 2003. Fotografia (Dong-hyeong Baek) e musica (Ji-woong Bark) di prim'ordine.
GENERE: Dramm. DURATA: 103' VISIONE CONSIGLIATA: T 
CRITICA: 4 PUBBLICO: 3
 
 
scritto da: cine22 alle ore 17:55 | link | commenti | popup commenti | Top
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martedì, 29 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI JONATHAN GLAZER

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Regista semi – esordiente in Italia, ma subito proposto all’attenzione del grande pubblico e della critica in quella  vetrina di talenti che è la Mostra Cinematografica di Venezia. Al suo attivo, oltre il lungometraggio presentato qui sotto, finora solo spot e video.
 
Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia (Sexy Beast)
GB 2000
REGIA: Jonathan Glazer
ATTORI: Ray Winstone, Ben Kingsley, Ian McShane, James Fox, Amanda Redman, Cavan Kendall
* Il nuovo secolo si è aperto col filone britannico del cinema gangsteristico, piuttosto dozzinale, di cui, diretto dal televisivo J. Glazer, questo prodotto dal titolo fuorviante (sceneggiato dagli stessi autori di Gangster No 1) è finora il risultato più apprezzabile. In una villetta sulla Costa del Sol catalana un ex malavitoso londinese si gode in pace, con la sua donna, i risparmi in sterline, ma è costretto a tornare al lavoro ai danni di una inviolabile banca di Londra che è anche, nella storia del cinema, oggetto del primo colpo grosso bancario eseguito sott'acqua. La sequenza è ingegnosa e spettacolare, ma il meglio del film è nella prima ora al sole del Mediterraneo col duello verbale tra il corpulento e pacioso R. Winstone e il serpigno, minaccioso B. Kingsley, nella cura dei personaggi di contorno, nel retrogusto amarognolo e angoscioso della storia. Prodotto da Jeremy Thomas.
GENERE: Gang. DURATA: 91' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
scritto da: cine22 alle ore 18:52 | link | commenti | popup commenti | Top
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martedì, 22 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI KEN LOACH

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Dagli esordi fino al recente “11 settembre 2001”, nel quale il regista appare come autore di un episodio collegato allo storico attacco alle Twin Towers, la carriera di Loach ha seguito il difficile percorso dell’impegno sociale e della denuncia. La sua coerenza, unita alle indiscusse qualità autoriali.  merita senz’altro tutta la nostra stima e ci invita all’attenta visione del suo ultimo lavoro.
Poor Cow (Poor Cow)
GB 1967
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Carol White, Terence Stamp, John Bindon, Kate Willliams, Malcolm McDowell
* Da un romanzo di Nell Dunn: storia di una ragazza che, mentre il marito è in carcere per furto, portandosi il suo bambino va a convivere con un altro giovane delinquente che, a sua volta, si fa arrestare per rapina. 2o film di K. Loach dopo Cathy Come Home (1966), pure di stile semidocumentario, voce off della protagonista, sottolineatura dei rumori in presa diretta, efficace contrappunto musicale. Realismo sociale? Sì. ma intriso di disperazione e tenerezza. Inventivo: “... finisce per diventare l'ultimo epigono del Free Cinema e l'altra faccia della swinging London...” (E. Martini).
GENERE: Dramm. DURATA: 104' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Nell Dunn
 
Kes (Kes)
GB 1969
REGIA: Ken Loach
ATTORI: David Bradley, Lynne Perrie, Colin Welland, Freddie Fletcher, Brian Glover, Bob Bowes
* Dal romanzo A Kestrel for a Knave di Barry Himes. In una città industriale del Nord un ragazzino vive con la madre e un fratellastro in un quartiere periferico. Catturato un falchetto, lo addestra, dedicandogli intelligenza e amore, tutto ciò che non riesce a dare alla famiglia e alla scuola. Il fratellastro glielo uccide. “... ha un respiro narrativo molto più disteso delle opere precedenti; coglie nel vivo senza bisogno di una programmatica provocazione stilistica, con un'intensità malinconica e una purezza visiva di gran lunga superiori a quelle del successivo Family Life...” (E. Martini). 1o premio al Festival di Karlovy Vary.
GENERE: Dramm. DURATA: 113' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 4 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Barry Himes
 
Family Life (Family Life)
GB 1971
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Sandy Ratcliff, Grace Cave, Bill Dean, Malcolm Tierney, Hylar Martin
* Oppressa dall'ambiente puritano della famiglia, costretta a lasciare il suo ragazzo e ad abortire “per il suo bene”, Janice si ribella nevroticamente. Finirà in un ospedale psichiatrico. Racconto-inchiesta dalla scrittura sciolta, rigorosa, onesta che alterna momenti descrittivi a squarci drammatici. La bravura di S. Ratcliff nel disegnare il personaggio che s'inabissa nella malattia è esemplare. Tratto dal teledramma In Two Minds di David Mercer e ispirato alle teorie di Ronald D. Laing.
GENERE: Dramm. DURATA: 110' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
 
 
Uno sguardo, un sorriso (Looks and Smiles)
GB 1981
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Graham Greene, Carolyn Nicholson, Tony Pitts, Roy Haywood, Phil Askham, Pam Darrel
* All'inizio degli anni '80 a Sheffield Micke (G. Green), finita da poco la scuola professionale con un diploma di meccanico, non trova lavoro. È il protagonista di un racconto che lo descrive nei suoi rapporti con Karen (C. Nicholson), ragazza dalla famiglia sfasciata, e con l'amico Alan (T. Pitts) che, come alternativa alla disoccupazione, ha scelto il servizio militare e viene mandato nell'Irlanda del Nord a massacrare cattolici ribelli. La sceneggiatura è di Barry Hines che aveva già lavorato con il regista per Kes (1969). I metodi di lavoro di K. Loach sono ormai definiti: attori non professionisti, dialoghi in parte improvvisati, rifiuto di spettacolarizzare la dura realtà sociale e la dissipazione della gioventù proletaria. L'analisi di un malessere non sfocia in un dramma a tesi e la denuncia rimane tra le righe: “Guarda, osserva, e così disvela. Non prevarica verso alcuna conclusione. Passa il testimone allo spettatore chiamato a sua volta a comprendere ciò che gli viene additato...” (Luciano De Giusti).
GENERE: Dramm. DURATA: 104' FOTOGRAFIA: BN VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 1
 
L'agenda nascosta (Hidden Agenda)
GB 1990
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Frances McDormand, Mai Zetterling, John Benfield, Brad Dourif, Brian Cox
* A Belfast per una inchiesta sulla violazione delle libertà istituzionali da parte della polizia inglese contro i rivoluzionari dell'IRA, avvocato americano viene ucciso. La sua compagna vuole la verità, l'aiuta un poliziotto inglese. Un buon thriller politico, onesto ed efficace. Premio speciale a Cannes '90. Moltissimi piccoli ruoli sono affidati a non-attori di Belfast.
GENERE: Thrill. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Riff Raff (Riff Raff)
GB 1991
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Robert Carlyle, Emer McCourt, Ricky Tomlinson, Jimmy Coleman, George Moss, David Finch
* Dopo 2 film made in USA con lo stesso titolo (locuzione gergale che significa “gentaglia”, “canaglie”) – uno del 1935 e uno del '47 – è il turno di K. Loach, regista britannico impegnato e radicale, con una storia ambientata in un cantiere edile di Londra dove lavorano bianchi e neri, giovani e anziani in condizioni di sfruttamento e di insufficienti misure di sicurezza, tra licenziamenti in tronco e prepotenze dei superiori. Un ritratto dell'Inghilterra della signora Thatcher divertente, spiccio, energico, senza retorica, con un'intensa storia d'amore e un duro, battagliero finale. Premio Felix per il miglior film europeo.
GENERE: Comm. dramm. DURATA: 96' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
Piovono pietre (Raining Stones)
GB 1993
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Bruce Jones, Julie Brown, Gemma Phoenix, Ricky Tomlinson, Tom Hickey, Mike Fallon
* Per comprare un bel vestito da prima Comunione (centoquindici sterline senza le scarpe), Bob Williams (B. Jones), operaio disoccupato di Manchester, s'arrabatta con lavori in nero, s'indebita, rischia la vita, provoca la morte di uno strozzino. Scritto da Jim Allen, 9o film per il cinema di K. Loach (1936), è divertente e ironico, arrabbiato ma lucido, amaro ma non rassegnato, intessuto di una ricca tematica sociale e sostenuto da una forte spinta morale, interpretato da attori semiprofessionisti o dilettanti che risultano più veri del vero. In questo microcosmo, raccontato senza concessioni al manicheismo populista, né schematiche forzature ideologiche, la religione cattolica è una struttura sociale alla quale fare riferimento e che in qualche modo s'oppone al neoliberismo thatcheriano.
GENERE: Dramm. DURATA: 91' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 4 PUBBLICO: 3
 
Ladybird Ladybird (Ladybird Ladybird)
GB 1994
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Crissy Rock, Vladimir Vega, Sandie Levelle, Mauricio Venegas, Ray Winstone, Clare Perkins, Jason Stracey
* Maggie (Rock), proletaria londinese, ha avuto quattro figli da quattro uomini diversi (due di colore). I Servizi sociali glieli tolgono: per la legge è una madre inaffidabile. Incontra finalmente l'uomo giusto (Vega), un gentile esule politico dal Paraguay, e ne ha due bambine. Gliele tolgono. Storia inverosimile? Lo sono spesso le storie vere come questa. Film di violenza insostenibile che ti fruga dentro: c'è la violenza fisica, c'è quella fredda e burocratica della legge e dell'ordine. È violenza anche formale: col suo strepitoso dinamismo stilistico K. Loach riesce a caricare d'emozione, fin dall'inizio, il racconto. Non fa denunce demagogiche. Costringe lo spettatore a mettersi dalla parte di Maggie senza nascondergli nulla della sua sgradevolezza, e gli pone domande: che cos'è una buona madre? chi ha il diritto di stabilire che cosa è una buona madre? che limiti bisogna imporre alla comunità nei suoi servizi sociali? dove finisce l'amore e dove comincia la responsabilità? Il film sconvolge anche perché fa pensare. Premio della migliore attrice al Festival di Berlino 1994 per la cabarettista C. Rock.
GENERE: Dramm. DURATA: 102' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Terra e libertà (Land and Freedom)
GB-Sp.-Germ. 1995
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Ian Hart, Rosana Pastor, Iciar Bollain, Tom Gilroy, Marc Martines, Frédéric Pierrot
* Nel 1936 David, giovane comunista disoccupato di Liverpool, parte per la Spagna e si arruola nella milizia internazionale del Poum (Partido obrero de unidad marxista) che combatte i falangisti sul fronte d'Aragona. Vissuta con i contadini spagnoli oppressi e sfruttati, la guerra gli fa capire la necessità della lotta rivoluzionaria. Ferito e portato a Barcellona, David assiste alla divisione fratricida che si risolve nel giugno 1937 con la messa al bando del Poum e la sanguinosa repressione degli anarchici. Sceneggiato dallo scrittore Jim Allen (1926-99), opera n. 11 per il cinema di K. Loach, è il 1o film che accusa il Partito comunista spagnolo e l'Unione Sovietica di aver distrutto la sinistra anarchica, favorendo la vittoria dei falangisti. Può coinvolgere, commuovere, turbare lo spettatore di sinistra e far pensare tutti gli altri. Ma la natura programmatica del racconto lo frena, lo impaccia, gli fa sacrificare la forma ai contenuti.
GENERE: Stor. DURATA: 109' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
 
La canzone di Carla (Carla's Song)
GB-Nicaragua-Sp. 1996
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Robert Carlyle, Oyanka Cabezas, Subash Sing Pall, Gary Lewis, Scott Glenn
* Situata nel 1987, è una dolente e tormentata storia d'amore tra un conducente d'autobus scozzese e una rifugiata nicaraguense, divisa in 2 parti: Glasgow, il nord del Nicaragua. La prima parte è la più risolta; nella seconda prevalgono gli intenti di propaganda politica, l'indignazione morale, la carica di denuncia critica contro il governo USA e la CIA per la sporca guerra dei Contras nel Nicaragua sandinista. Scritto con l'avvocato Paul Laverty.
GENERE: Dramm. DURATA: 127' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
  
My Name Is Joe (My Name Is Joe)
GB 1998
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Peter Mullan, Louise Goodall, David McKay, Annemarie Kennedy, Gary Lewis, David Hayman
* A Glasgow (Scozia) il proletario Joe, ex alcolista e disoccupato, allena una scalcinata squadra di calcio, composta di improbabili atleti emarginati come lui, nella quale gioca l'amico Liam, sposato con una tossicodipendente. Grazie a lui, Joe s'innamora, ricambiato, di un'assistente sociale, ma, per saldare i suoi debiti con un boss della droga, si compromette in un traffico sporco e perde la donna amata. Dopo le trasferte in Spagna (Terra e libertà) e in Nicaragua (La canzone di Carla), Loach continua il suo affresco sociale dell'Inghilterra di fine secolo con un film (scritto da Paul Laverty, sceneggiatore di La canzone di Carla), che, nella seconda parte, ha cadenze di cinema d'azione per lui insolite. È anche, però, una moralità che affronta un dilemma analogo a quello di Piovono pietre. Nel suo sanguigno impasto di dramma, ironia e umorismo, il film vive in funzione del suo protagonista che al Festival di Cannes 1998 procurò a P. Mullan un meritato premio per la migliore interpretazione. Il suo ruvido anglo-scozzese è stato voltato in italiano dalla voce rugosa di Rodolfo Bianchi. Soltanto Loach avrebbe saputo fare di Joe un personaggio di così eroica e disperata energia positiva.
GENERE: Dramm. DURATA: 105' VISIONE CONSIGLIATA: S
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
 
Bread and Roses (Bread and Roses)
GB-Germ.-Sp.-It.-Fr.-Svizz. 2000
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Pilar Padilla, Adrien Brody, Elpidia Carrillo, Jack McGee, George Lopez, Alonso Chavez, Monica Rivas, Benicio Del Toro, Tim Roth
* Emigrata clandestina, la messicana Maya trova lavoro (sottopagato) come janitor (addetta alle pulizie) nell'agenzia di Los Angeles in cui lavora la sorella maggiore Rosa. Grazie a un sindacalista, impara a lottare per un salario più equo e l'assistenza sanitaria. “Volevo girare un film in USA dove una volta tanto vincessero i messicani” (K. Loach). Scritto da Paul Laverty, è un film politico più intelligente e sofisticato di quel che gli snob del disimpegno suppongono. “Entrare in territorio nemico e usare i mezzi del nemico per sputtanarlo, è un'operazione di guerriglia cinematografica...” (A. Crespi). Il sempreverde rosso K. Loach può esserne soddisfatto: è un film impegnato ma allegro, critico ma divertente, melodrammatico (la scena-madre dell'amaro sfogo di Rosa), ma con il contrappunto del “politico” che penetra nel “privato”. La vittoria finale è collettiva, Maya perde e viene espulsa. Condita con l'ironia, la dialettica realtà/finzione (cronaca/romanzo) è una costante del cinema di Loach. Il titolo è preso da uno slogan lanciato nel 1912 durante uno sciopero di operaie a Lawrence (Massachussetts). Il doppiaggio mortifica la mescolanza di inglese e spagnolo dei dialoghi.
GENERE: Dramm. DURATA: 112' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 3
 
Paul, Mick e gli altri (The Navigators)
GB-Germ.-Sp. 2001
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Joe Duttine, Steve Huison, Tom Craig, Dean Andrews, Venn Tracey, Sean Glenn
* Sheffield, Yorkshire del Sud, 1995. Un vecchio deposito delle ferrovie britanniche è privatizzato. Una squadra di navigators – operai addetti alla manutenzione – che lavorano insieme da anni è suddivisa tra varie società: cassa integrazione, flessibilità nei licenziamenti, lavoro precario, ferie non retribuite, incentivi salariali di produttività. La generosità, la coerenza, l'insistenza sulla tematica della classe lavoratrice di K. Loach sono ripetitive soltanto in apparenza. Come mostra anche il tragico epilogo, qui il tono è più dolente e amaro. Grazie alla rinuncia agli effetti più emotivamente coinvolgenti, lo spettatore è lasciato libero di trarre conclusioni e giudizi. Al sobrio servizio di una sceneggiatura competente e precisa (scritta da Rob Dawber, ex “navigatore”, morto di cancro prima della fine delle riprese), Loach racconta la fase conclusiva dello sfaldamento sociale operato dai governi conservatori e consolidato da quello del laburista Tony Blair.
GENERE: Dramm. DURATA: 92' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
 
Sweet Sixteen (Sweet Sixteen)
GB-Germ.-Sp. 2002
REGIA: Ken Loach
ATTORI: Martin Compston, Michelle Coulter, Annamarie Fulton, William Ruane, Gary McCormack, Tom McKeek
* Nella città costiera di Greenock, non lontana da Glasgow, in una delle zone più depresse della Scozia (specialmente dopo il decennio neoliberista di Mrs. Thatcher), il quindicenne Liam passa dal commercio delle sigarette allo spaccio di eroina per procurarsi la somma necessaria a trovare una casa confortevole per sua madre tossicodipendente che di lì a poche settimane uscirà dal carcere in coincidenza col suo sedicesimo compleanno. Titolo sarcastico per il 4o film di K. Loach scritto da Paul Laverty e il 2o di ambiente scozzese dopo My Name Is Joe (1998). Pur condizionando vicenda e personaggi, la dimensione sociopolitica rimane sullo sfondo. Lascia in primo piano quella tragica del rapporto edipico di Liam con sua madre Jean, indegna del suo amore forsennato al quale sacrifica l'amicizia del coetaneo Pinball e l'affetto della sorella Chantelle, inutilmente e maternamente dedita a fermare la sua carica autodistruttiva. C'è una sorta di determinismo, che può frenare l'adesione a questo film ammirevole per forza ellittica di racconto, scavo psicologico e sapiente direzione degli interpreti, tutti non professionisti tranne G. McCormack che fa Stan, il boy-friend della madre. Spicca il Liam del 17enne M. Compston, calciatore in una squadra scozzese di seconda divisione, di straordinaria intensità. Edizione originale nella parlata locale con sottotitoli inglesi. Il divieto ai minori di 18 anni ha suscitato in Gran Bretagna dure polemiche. Premiato a Cannes per la sceneggiatura.
GENERE: Dramm. DURATA: 101' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
  
11 settembre 2001 (11'09''01 - September 11)
GB-Fr.-Bosnia-Eg.-Isr.-Giap. 2002
REGIA: Samirah Makhmalbaf, Claude Lelouch, Danis Tanovic, Idrissa Ouedraogo, Alejandro González Iñárritu, Ken Loach, Amos Gitai, Mira Nair, Youssef Chahine, Sean Penn, Shohei Imamura
ATTORI: Maryam Karimi, Emmanuelle Laborit, Jérôme Horry, Dzana Pinjo, Aleksandar Seksan, Tatjana Sojic, Vladimir Vega, Keren Mor, Liron Levo, Tomer Russo, Tanvi Azmi, Kapil Bawa, Nour Elsherif, Ahmed Seif Eldine, Ernest Borgnine, Tomorowo Taguchi
* Se si toglie la committenza francese e l'identica durata (11', 9'' e 1 fotogramma), nulla in apparenza lega gli 11 registi di nazionalità, culture, religioni diverse che hanno lavorato in modo autonomo, ignorando che cosa stessero facendo gli altri. Il risultato è quello di undici sguardi che destrutturano in modi radicalmente diversi l'attacco al World Trade Center, l'evento più documentato della storia mondiale. Soltanto 3 registi ricorrono alle immagini televisive: C. Lelouch, S. Penn e M. Nair; i primi due mettendole fuori campo, la terza in modo più convenzionale. In 4 episodi (D. Tanovic, I. Ouedraogo, S. Makhmalbaf, A. Gitai) la notizia arriva per radio. In altri 3 episodi l'attentato è tutto fuori campo, estendendo la riflessione dello spettatore al passato: K. Loach lo collega all'11-9-1973, al colpo di Stato cileno, appoggiato da Washington; Y. Chahine mescola onirismo e melodramma per dar fastidio agli integralisti islamici e a quelli yankee; S. Imamura, potente entomologo, fa un apologo sgradevole e terribile sulla guerra, rievocando quella dove, alla fine, gli americani furono i carnefici. Il messicano A.G. Iñarritu è il solo che – su uno schermo nero, attraversato dai lampi dei corpi che si gettano nel vuoto e dalla colonna sonora – affronta direttamente le Twin Towers. Sarebbe ingiusto liquidare il film come un manifesto ideologico: “La molteplicità di sguardi e, soprattutto, la sua ricchezza di rielaborazioni tematiche e stilistiche appaiono stimolanti di per sé ...” (Michele Marangi). È il caso più unico che raro di film a episodi in cui nessuno è sotto il decoro, e non pochi sono quelli di alto livello espressivo/emotivo. Ciascuno si faccia una personale classifica di gradimento.
GENERE: Ep. DURATA: 135' VISIONE CONSIGLIATA: T 
CRITICA: 4 PUBBLICO: 3
 
scritto da: cine22 alle ore 20:19 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia
martedì, 15 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI WOODY ALLEN

Il grande Woody è un ospite ormai fisso delle nostre Rassegne e, quindi, anche quest'anno non poteva mancare. Notizie sulla filmografia di Woody Allen potrete trovarle qui . Tratti come al solito da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini, ecco gli ultimi aggiornamenti.

Hollywood Ending (USA 2002)
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Woody Allen, George Hamilton, Téa Leoni, Debra Messing, Mark Rydell, Tiffani Thiessen, Treat Williams
* Già vincitore di due Oscar, ma allontanato dalle grandi produzioni per le sue isteriche smanie artistiche e intellettuali, l'ipocondriaco regista Val Waxman s'è ridotto a girare spot pubblicitari in Canada. Quando la ex moglie (T. Leoni) gli procura un rientro in grande stile, si ritrova sul set afflitto da cecità psicosomatica. W. Allen è stanco e si ripete. Le battute divertono ancora (più raramente i dialoghi), ma dove sono le immagini? Ha sempre detto di essere un attore mediocre, ma qui lo è veramente, specialmente nella lunga parte centrale della cecità. Tolta T. Leoni, i 5 personaggi principali non hanno spessore. Si può imperniare una commedia su uno spunto inverosimile (un regista cieco senza che nessuno se ne accorga), ma bisogna tenerlo in vita. Allen non ci riesce. La satira sull'ambiente hollywoodiano non graffia. L'incontro con il figlio è di un pathos imbarazzante. La capriola finale che porta al lieto fine ha un brio feroce che dovrebbe inquietare. Come interpretare il titolo? Hollywood è finita per Allen o è lui finito per Hollywood? 2o film per la DreamWorks di S. Spielberg, il 1o con la fotografia di Wedigo Von Schultzendorff (un nome che sembra inventato) e i costumi di Melissa Toth.
GENERE: Comm. DURATA: 114' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 3
 
 
Anything Else (USA 2003)
REGIA: Woody Allen
ATTORI: Woody Allen, Jason Biggs, Christina Ricci, Danny DeVito, Stockard Channing, KaDee Strickland, Jimmy Fallon, William Hill
* È il più divertente, il più parlato (comincia con due barzellette), il più fragile, il più politico degli ultimi film di W. Allen. E il più cupo. Il suo personaggio si sdoppia: nell'innamorato Jerry Falk (J. Biggs) che ha almeno trent'anni meno di lui e in David Dobel, cioè sé stesso, ossessionato dalla Shoah, nemico degli psicanalisti e di Hollywood, rancoroso con eccessi di violenza, fallito come scrittore. Sono entrambi ebrei, nevrotici e uomini di spettacolo. Per la 1ª volta Allen fa da spalla al vero protagonista (così Biggs, eroe di American Pie, è stato lanciato dalla Dreamworks negli USA). È il 1o film in cui Allen come personaggio diventa aggressivo: frantuma i finestrini dell'auto di un prepotente; dice di aver sparato a uno sbirro fascistoide che riteneva Auschwitz un parco a tema. Con una media altissima di 3 film ogni 2 anni, il cinema di Allen è un'opera più che una successione di film. “ ... è il ricorrente film postumo del regista. Harry a pezzi lo era per programma; (Come) Tutto il resto lo è per necessità ...” (Roy Menarini). L'amata New York ha le luci e i colori quasi irreali di Darius Khondji. Tra i personaggi di secondo piano – più che l'Amanda, fantasma del desiderio, di C. Ricci – emerge l'irresistibile macchiettone di D. DeVito.
GENERE: Comm. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3

scritto da: cine22 alle ore 12:10 | link | commenti | popup commenti | Top
categorie: i post di sergio, filmografia
mercoledì, 09 marzo 2005

FILMOGRAFIA DI ZHANG YIMOU

 
(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)
Ecco, in sintesi, i grandi film di un grande regista. Attraversando il percorso della sua eccellente carriera di autore, scopriamo che ci ha saputo continuamente fornire prove ineccepibili del suo apprezzato talento. Un buon viatico alla proiezione di questa sera, esordio assoluto della nostra RASSEGNA di PRIMAVERA 2005 alla quale è doveroso non mancare. A stasera, dunque!
 
Sorgo rosso - Hong Gaoliang (Cina 1987)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Jiang Weng, Teng Rujun, Liu Ji, Qian Ming
* Giovane povera è costretta a sposare un ricco e anziano distillatore, affetto da lebbra. Dopo la morte violenta del marito, si risposa con un lavoratore che si comporta da prode quando negli anni '30 i giapponesi invadono la Manciuria. Opera prima di un ex operatore e attore, vinse l'Orso d'oro a Berlino '88. Sinfonia in rosso maggiore, è una saga campestre – raffinata e, insieme, ingenua – in cui la vita contadina ha scarti di violenza e risvolti avventurosi. Dalle prime 2 delle 5 parti del romanzo Hong gaoliang jiazu (1988) di Mo Yang che l'ha sceneggiato. Z. Yimou s'impose a livello internazionale con i successivi Ju Dou (1990), Lanterne rosse (1991), La storia di Qiu Ju (1992), Leone d'oro alla 49ª Mostra di Venezia.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Mo Yang
 
Ju Dou (Cina-Giap. 1990)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Yang Feng-Liang, Gong Li, Li Wei, Li Baotian, Zhang Yi, Zhen Jian, Niu Xingli, Jia Zhaoji
* Dal racconto Fuxi Fuxi di Liu Heng. Cina, anni '20. Ju Dou (Gong), bella e giovane contadina, è comperata in sposa dall'anziano Jin-Shan (Wei), proprietario di una tintoria, che spera, benché semimpotente, di avere da lei un erede. Maltrattata dal dispotico consorte, s'innamora, corrisposta, del giovane nipote che lavora come garzone per lo zio. Nasce un bambino, ma il vecchio rimane paralizzato e i due amanti, che devono accudirlo, decidono di eliminarlo. Cresciuto, il bambino muto si trasforma in uno spietato “angelo della morte”. È lui il vero motore dell'azione sul versante nero di questo melodramma rusticano con risvolti sociali e grotteschi passaggi da horror. Dal décor della tintoria all'impiego creativo della luce e del colore (giallo e rosso specialmente), usati per suggerire la tragica energia della vicenda e dei personaggi, tutto è di un'ammirevole coesione narrativa. Il coregista è un funzionario del ministero della Cultura, messo al fianco di Yimou come inutile garante dell'ortodossia di un film che, postprodotto a Tokyo, non fu mai distribuito nella Repubblica Popolare.
GENERE: Dramm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Liu Heng
 
Lanterne rosse - Dahong Denglong gaogao gua (HK-Cina-Taiw. 1991)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Ma Jingwu, He Caifei, Jin Shuyuan, Qao Quifen
* Tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong, ambientato nella Cina del Nord dei primi anni '20, è la storia di una studentessa povera che interrompe gli studi per diventare la quarta moglie, dunque concubina, di un ricco signorotto. Situata in un bellissimo edificio di articolata struttura architettonica, è una dolente sinfonia in rosso minore sulla condizione femminile, il rapporto dei sessi, le logiche del potere dove lo splendore formale si coniuga col rigore morale e l'asciuttezza narrativa. Leone d'argento alla Mostra di Venezia, non distribuito nella Cina Popolare.
GENERE: Dramm. DURATA: 126' VISIONE CONSIGLIATA: G
CRITICA: 4 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Su Tong
 
La storia di Qiu Ju - Qiu Ju da guansi (Cina-HK 1992)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Wang Shantang, Ge Shijun
* Moglie incinta di un contadino, colpito da un calcio al basso ventre durante una lite con il capo del villaggio, insoddisfatta della troppo mite sentenza locale, va in città a reclamare giustizia e scuse ufficiali. Avrà la prima. 5o film del talentoso Z. Yimou, tratto da un romanzo di Chen Yuanbin, sembra – ma non lo è – più allineato dei precedenti. L'aneddoto esile, ma robusto come uno spago, serve a raccontare la Cina d'oggi in immagini chiare e distinte, cariche di emozione con la sordina. Leone d'oro a Venezia 1992 con premio a G. Li (1965) il cui incanto di artigliata dolcezza è soffocato da panni pesanti. Scoperto soltanto il volto che è una finestra sul mondo.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 3
AUTORE LETTERARIO: Chen Yuanbin
 
Vivere!  - Huozhe (Cina-HK 1994)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Ge You, Gong Li, Guo Tao, Niu Ben, Liu Tian Chi, Zhan Lu, Xiao Cong, Dong Fei
* Vent'anni di storia della Repubblica popolare cinese, dalla seconda metà degli anni '40 sino alla rivoluzione culturale (1966-69), attraverso le dolorose traversie di Fugui, ex ricco e animatore di un teatro ambulante delle ombre (marionette), e di sua moglie Jazhen. Da un romanzo di Yu Hua, adattato dall'autore e da Lu Wei (Addio mia concubina). Accentuata dalla staticità dell'azione che quasi per intero si svolge in un villaggio e indicata dal titolo, l'ottica “dal basso” scelta per la rievocazione del periodo storico enuncia “il prevalere dell'esistenza, con le sue necessità biologiche, riproduttive, affettive di sopravvivenza” (Adriano Piccardi) su qualsiasi discorso di cambiamento socio-politico. Così si spiegano la mescolanza dei toni in cui le scene di dolorosa drammaticità si alternano a sorprendenti passaggi di un umorismo qua e là grottesco, ma anche l'accento che cade non tanto sulle iniquità dell'era di Mao Zedong quanto sull'affabile descrizione dello spirito ottimistico di speranza che permise al popolo cinese di sopravvivere. È il 1o film di Z. Yimou che non ha per protagonista un personaggio femminile e che, dunque, non privilegia Gong Li.
GENERE: Dramm. DURATA: 125' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Yu Hua
 
La triade di Shanghai - Yao a yao yao dao wai pe qiao (Cina-Fr. 1995)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Gong Li, Li Baotian, Li Xuejian, Wang Xiao Xiao, Sun Chun Shuisheng
* Nel 1930 a Shangai arriva dalla campagna l'adolescente Shuisheng (W. Xiao Xiao) e viene messo al servizio della bella Xiao Jinbao, detta Bijou (G. Li), cantante di cabaret e mantenuta di Tang (L. Baotian), uno dei supercapi della Triade, la mafia che controlla la metropoli. Assiste così alla lotta per il potere tra il giovane Song (S. Chun Shuisheng), numero due della Triade, e Tang che si serve di Bijou per eliminare il rivale. Pur continuando il discorso sulla condizione femminile che Z. Yimou (1950) conduce dai tempi di Sorgo rosso (1987), il film non convince né avvince. Non mancano immagini suggestive né invenzioni di regia e non si può non apprezzare il ritegno ellittico con cui il regista rappresenta gli effetti della violenza più che la violenza stessa. Restano le debolezze di fondo, l'algido accademismo, il formalismo patinato, la forza dei sentimenti, che si smaglia in sentimentalismo. Tratto da un romanzo di Li Xiao, è il film meno personale di Yimou e sembra prodotto per l'esportazione.
GENERE: Dramm. DURATA: 108' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 2 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Li Xiao
 
Keep Cool - You hua hao hao shuo (Cina 1997)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Jiang Wen, Li Baotian, Ge You, Zhang Yimou, Qu Ying
* Dal libro I racconti della sera di Shu Ping. In questa commedia farsesca col turbo, eccessiva in tutto (nell'uso frenetico della cinepresa a spalla, nel montaggio spezzettato e violento, nella fotografia fortemente contrastata, nel comportamento dei personaggi, nei dialoghi interminabili, nel rock frastornante, nell'insistenza sui primi e primissimi piani) contano 2 personaggi: l'irruente e balbettante venditore di libri e l'anziano, mite ricercatore che cerca di dissuaderlo dal vendicarsi col sangue del nuovo ricco che l'ha fatto pestare per ragioni di donne. 8o film – e il 1o di ambiente metropolitano – del premiatissimo Z. Yimou (1950). Ricca di gag strepitose, è anche una commedia critica, razionale, lucida che in modi sarcastici mostra come Pechino possa apparire più caotica e consumistica di Hong Kong, abitata da gente stressata, affamata di soldi, con dislivelli sociali accentuati come nell'Occidente capitalista e una preoccupante deriva verso la perdita di una identità culturale. Film che può far girare la testa, ma che le mette qualcosa dentro.
GENERE: Comm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Shu Ping
 
Non uno di meno - Yi ge dou bu neng shao (Cina 1999)
REGIA: Zhang Yimou
* Con attori non professionisti. Il maestro Gao della scuola elementare di Shuiquan, costretto ad assentarsi un mese, raccomanda alla 13enne Wei Minzhi, scelta dal capo del villaggio come supplente, di non perdere nemmeno uno dei suoi 28 alunni. Se ci riuscirà, avrà un premio di 10 yuan. Quando apprende che uno dei bambini è stato costretto ad andare in città a lavorare, Wei parte per trovarlo e ricondurlo a scuola. Zhang Yimou torna al realismo e all'ambiente contadino di La storia di Qiu Ju (1992) con il suo 9o film, anch'esso premiato con il Leone d'oro a Venezia. È un film double-face “che semina sospetti” (Ermanno Comuzio): limpido, diretto, ma non semplice. Ha la complessità del suo cauto ma lucido approccio critico alla realtà della società cinese, coinvolta in un processo altrettanto complesso di privatizzazione (si parla di denaro con insistenza maniacale). Ammirevole varietà di registro narrativo dove la tenerezza si alterna alla denuncia, il patetico all'arguto, la realtà alla finzione. Sagace direzione dei non attori tra cui la protagonista che ha la statura di una eroina che non si arrende. La sceneggiatura è di Shi Xiangshen che l'ha desunta da un suo romanzo.
GENERE: Dramm. DURATA: 106' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Shi Xiangshen
 
La strada verso casa - Wo dofu quin mu quin (Cina 1999)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Zhang Zi Yi, Ehao Yuelin, Sun Honglei, Zheng Hao, Li Bin
* Nel 1999, dopo la morte del padre insegnante, Luo Yusheng (S. Honglei) torna al paese natio nella Cina del Nord dove la madre Zhao Di (Z. Yuelin) chiede che, secondo la tradizione, la salma sia trasportata dall'ospedale di città al paese in spalla agli amici di tutta una vita. E lì Luo rievoca (reinventa?) la splendida diciottenne (Z. Zi Yi, anche protagonista di La tigre e il dragone) che nel 1958 fu sua madre, capace – con energia, coraggio e dolcezza – di ribaltare una condizione antica di subalternità femminile. Anche da vecchia, Zao Di tesse per il morto un drappo vermiglio come aveva tessuto il suo amore per il giovane marito. Si arricchisce così la bella galleria di donne nel cinema di Z. Yimou, da Lanterne rosse in poi. In BN (presente) e colori (passato), è un film “in cui il presente cerca e trova sé stesso nel passato, così riuscendo a immaginare una nuova apertura verso il futuro.” (R. Escobar). Scritto da Bao Shi, fu girato subito dopo Non uno di meno con la stessa troupe e nella stessa regione. Orso d'Argento a Berlino.
GENERE: Dramm. DURATA: 100' FOTOGRAFIA: BN/Col. VISIONE CONSIGLIATA: T 
CRITICA: 3,5 PUBBLICO: 2
 
La locanda della felicità - Xingfu shiguang (Cina 2000)
REGIA: Zhang Yimou
ATTORI: Zhao Benshan, Dong Jie Wu, Dong Lihua, Fu Biao, Li Xuejian, Leng Qibin, Niu Ben
* Zhao, scapolo cinquantenne, vorrebbe sposare un'arrogante vedova con figlio e figliastra cieca, Wu Ying, di cui vorrebbe liberarsi, ma non ha i soldi richiesti dall'esosa futura moglie. Ricorre a goffi espedienti per guadagnare qualcosa e dare un fittizio lavoro a Wu Ying che, però, se ne va per non essere di peso a nessuno. 13o film (9 già distribuiti in Italia) dell'eclettico Z. Yimou, da un romanzo di Mo Yang (Sorgo rosso) sceneggiato da Gai Zi. Come dimostra l'ironico finale, questa commedia impregnata di umorismo nero fa perno su quello che poteva essere un rapporto tra padre e figlia. Il rimando a Luci della città (1931) di C. Chaplin è quasi inevitabile anche per la sapiente miscela di situazioni buffe e grottesche con quelle potenzialmente drammatiche e per il costante conflitto tra i sentimenti (l'affetto paterno di Zhao) e il denaro. Di Chaplin il regista cinese non condivide l'accanita speranza nel futuro (e il sentimentalismo di fondo): il suo è un ottimismo testardo che può tingersi di drammatico e non si fa illusioni. Finanziato anche da coproduttori USA tra cui Terrence Malick.
GENERE: Comm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: T
CRITICA: 3 PUBBLICO: 2
AUTORE LETTERARIO: Mo Yang
 
 
scritto da: cine22 alle ore 15:39 | link | commenti | popup commenti | Top
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martedì, 16 novembre 2004

Filmografia di Guido Chiesa

FILMOGRAFIA DI GUIDO CHIESA

 

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)

Ecco la filmografia completa di Guido Chiesa che evidenzia come il suo impegno nel descrivere problematiche sociali e contesti che un tempo si sarebbero definiti” proletari”, sia andato via via crescendo nel tempo. La sua rilettura della storia recente e di un passato assai prossimo è l’elemento portante del suo percorso cinematografico costantemente coerente.

 

Il caso Martello (It. 1991)

REGIA: Guido Chiesa

ATTORI: Alberto Gimignani, Roberta Lena, Felice Andreasi, Luigi Diberti, Valeria Cavalli

* Assicuratore deve chiudere una pratica aperta da 35 anni il cui beneficiario, un ex partigiano, sembra scomparso nel nulla. Interessante opera prima del torinese G. Chiesa (con esperienze americane alle spalle) che mette in immagini con pulizia, pudore e sensibilità un confronto generazionale con echi piemontesi di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio. Ottimo F. Andreasi nella parte del titolo.

GENERE: Dramm. DURATA: 95' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 2

 

 

Babylon (It. 1994)

REGIA: Guido Chiesa

ATTORI: Paolo Lorimer, Valeria Milillo, Bill Sage, Sophie Bernhard

* Geloso della moglie, assistente universitaria che a New York ha avuto una relazione con un investigatore d'albergo, torinese trentacinquenne, operaio per scelta politica, medita di ucciderla quando l'americano arriva in Italia, ma poi mette in atto un piano più perverso. Girato in Super16 mm a costi stracciati e sostenuto da un'ossessiva colonna sonora (reggae-ragamuffin italiani + rock, punk, funk americani), è uno psycho-thriller che si risolve in un'indagine sull'amore, il rapporto di coppia e i suoi due corollari, la paura e la gelosia che hanno grandi occhi. Sottotitolo (ironico): la paura è la migliore amica dell'uomo. Parlato in 3 lingue, anomalo, stimolante, parzialmente riuscito.

GENERE: Dramm. DURATA: 94' VISIONE CONSIGLIATA: G

CRITICA: 2 PUBBLICO: 1

 

Non mi basta mai (It. 1999)

REGIA: Guido Chiesa, Daniele Vicari

ATTORI: Ebe Matta, Vincenzo Elafro, Pasquale Salerno, Gianni Usai, Pietro Perotti

* Che fanno e come vivono gli operai della Fiat vent'anni dopo gli avvenimenti che tra il '79 e l'80 sconvolsero la città-azienda di Torino? Si raccontano i casi di 5 di loro che furono licenziati o si dimisero e che oggi si sono riciclati in una cooperativa di pesca in Sardegna, un centro di recupero minorile in periferia, una comune familiare multireligiosa, un ambulatorio fisioterapico, un villaggio del Centramerica. “L'utopia non si raggiunge mai, ma serve a far camminare”. “La Fiat non mi ha licenziata. Sono stata io a licenziare la Fiat”. Le 2 frasi suggeriscono il tono, la passione e l'ironia che innervano questo documentario politico-esistenziale. Nelle 5 storie di fuga e riscatto le interviste di oggi si alternano con spezzoni di materiali d'epoca, di film militanti (A. Giannarelli, U. Gregoretti e altri) e riprese amatoriali con colore e sonoro, girate da Pietro Perotti durante i 35 giorni del blocco dei cancelli. Montaggio creativo di Luca Gasparini; immagini (Gherardo Gossi) rielaborate con efficaci deformazioni senza compiacimenti postmoderni; suono e musica di Giuseppe Napoli.

GENERE: Doc. DURATA: 75' FOTOGRAFIA: BN/Col. VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 1

 

Il partigiano Johnny (It. 2000)

REGIA: Guido Chiesa

ATTORI: Stefano Dionisi, Andrea Prodan, Fabrizio Gifuni, Giuseppe Cederna, Alberto Gimignani, Claudio Amendola, Chiara Muti, Umberto Orsini, Felice Andreasi

* Rientrato in divisa nella natia Alba (CN) dopo l'8 settembre l'universitario Johnny va nelle Langhe e si unisce prima a una banda di “garibaldini” (comunisti), poi a una formazione di “azzurri” (monarchici), ed è disilluso da entrambi. Si ritrova a passare da solo il duro inverno del '44, ma scopre la vera ragione d'essere partigiano, rimanendo sé stesso. E in primavera riprende la lotta. Dal romanzo (1968) postumo e incompiuto di Beppe Fenoglio (1922-63), sceneggiato con Antonio Leotti, G. Chiesa – ammiratore e studioso dello scrittore albese cui ha dedicato 2 documentari TV – ha tratto un film asciutto e severo che ne rispetta profondamente lo spirito, ma di cui è rimasto un po' prigioniero per eccesso di amore fedele. Nel mettere lo sguardo di Johnny al centro della narrazione, ne ha fatto un film molto fisico sul precario lavoro del partigiano, sul faticoso e doloroso mestiere di sopravvivere sui monti con il suo carico di pioggia, neve, fango, agguati, fughe, sangue, paura, dubbi, spie, rappresaglie, solitudine. È forse il primo film che racconta con coinvolgente efficacia che cosa fosse un rastrellamento e che della guerra per bande espone la casualità. Non tutto convince (gli interni borghesi, il personaggio di Nord), ma funzionano S. Dionisi (con la sua somiglianza fisica al giovane Fenoglio) e il suo sguardo; funziona la fotografia scabra e denaturata di Gherardo Gossi. Insolita la partitura per archi di Alexandre Balanescu, da molti giudicata invadente. Prodotto e distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci. L'edizione di 135' presentata alla Mostra di Venezia è stata asciugata di alcuni minuti.

GENERE: Guerra DURATA: 135' (128') VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 2

AUTORE LETTERARIO: Beppe Fenoglio

scritto da: cine22 alle ore 16:57 | link | commenti | popup commenti | Top
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giovedì, 06 maggio 2004

FILMOGRAFIA DI MATTEO GARRONE

FILMOGRAFIA DI MATTEO GARRONE

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)

Ecco la filmografia completa di Matteo Garrone, giovane regista che mostra, attraverso il percorso definito dalle sue opere, di prediligere tematiche "forti", nelle quali spesso non è facile riconoscersi, con personaggi e vicende "marginali", che rispecchiano e presentano aspetti della nostra società che troppo rapidamente vorremmo dimenticare. Un autore, insomma, con la vocazione di rappresentare l'irrappresentabile.

Estate romana (It. 2000)

REGIA: Matteo Garrone

ATTORI: Rossella Or, Salvatore Sansone, Monica Nappo, Victor Cavallo, Simone Carella

* Nella Roma accaldata del 1999, invasa dai cantieri per il Giubileo del 2000, si sovrappongono gli itinerari tragicomici di uno scenografo pigro senza ambizioni (S. Sansone) e del suo grande mappamondo, della sua assistente (M. Nappo) in lotta continua con la suocera megera e di una ex attrice (R. Or) di teatro off, che, rimpatriata dopo molti anni, si trova alquanto spaesata e depressa. Con piazza Vittorio, nel quartiere Esquilino, come punto di partenza, è un viaggio attraverso una Roma inedita e teatrale all'insegna di una precarietà subita, ma anche accettata con una tranquillità non priva di irrequietezza.

GENERE: Comm. DURATA: 97' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 1

L'imbalsamatore (It. 2002)

REGIA: Matteo Garrone

ATTORI: Ernesto Mahieux, Valerio Foglia Manzillo, Elisabetta Rocchetti, Lina Bernardi, Pietro Biondi, Bernardino Terracciano, Marcella Granito

* Triangolazione funesta tra Peppino, uomo troppo piccolo che fa l'imbalsamatore, il cameriere Valerio, troppo alto, bello e fragile, e Deborah, aizzosa ragazza con la bocca rifatta che contende il bello al piccolo sullo sfondo spettrale del Villaggio Coppola in via Domiziana e dei lugubri traffici della camorra. Scritto con Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, ispirato a un fatto di cronaca romana, reinventato da Vincenzo Cerami in L'omicidio del nano (in Fattacci, 1997), è il 4° lungometraggio e un giro di boa per il romano M. Garrone (1968), un raro esempio di noir all'italiana che sa coniugare cinema d'atmosfera con lo scavo psicologico e il racconto d'azione. A livello stilistico, è il miglior film italiano della stagione 2002-03, ammirevole per i modi con cui racconta l'intreccio tra ammirazione, desiderio (che compra e che possiede), omosessualità. Nel trio centrale fa macchia l'ex guantaio E. Mahieux che ha alle spalle plurime esperienze di cabaret, sceneggiate napoletane, teatro di prosa e cinema. Fotografia (Cinemascope): Marco Onorato. 2 David di Donatello, Premio Casa Rossa a Bellaria.

GENERE: Dramm. DURATA: 101' VISIONE CONSIGLIATA: G

CRITICA: 3

Ospiti (It. 1998)

REGIA: Matteo Garrone

ATTORI: Julian Sota, Llazar Sota, Corrado Sassi, Pasqualino Mura, Paolo Rota, Gianni Di Gegorio, Maria Ramires

* Gheni (L. Sota) e Gherti (J. Sota), due giovani albanesi che fanno i lavapiatti a Roma vanno ad abitare in casa del fotografo Corrado (C. Sassi) che diventa presto amico del primo, mentre Gherti, più irrequieto e insofferente, lega con Lino (P. Mura), anziano immigrato sardo che ogni giorno accompagna in giro per la città la moglie (M. Ramires), affetta da depressione e mania di persecuzione. Il taglio del 2° film di Garrone (Terra di mezzo) è esistenziale più che sociologico; il malessere di Gheni e Gherti, pur così diversi tra loro, non è tanto dell'immigrato, ma di chi è “straniero a sé stesso”, condiviso dagli altri due personaggi italiani. Quando passa a un discorso esplicito, scade a sceneggiato televisivo.

GENERE: Dramm. DURATA: 78' VISIONE CONSIGLIATA: G

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 1

Terra di mezzo (It. 1997)

REGIA: Matteo Garrone

ATTORI: Ahmed Mahgoub, Euglen, Gertian, Pascal, Barbara, Tina, Mario Colasanti, Paolo Sassanelli, Guglielmo Sassajola

* Tre episodi, ambientati nella cintura periferica di Roma, con immigrati (prostitute nigeriane, giovani albanesi in caccia di un lavoro qualsiasi, un egiziano che di notte si trasforma in benzinaio abusivo) che cercano di sopravvivere fra attese e occupazioni precarie. 1° film di M. Garrone, nato, al pari di Libera di P. Corsicato, come cortometraggio (il 1° episodio, premiato al Sacher Festival di Roma) cui sono stati aggiunti gli altri due. Sono legati da una evidente coesione di un cinema dell'attesa e della sospensione, stilisticamente giocato a cavallo tra documentario e finzione, tra esterni e interni, tra luoghi pubblici e luoghi privati. “Terra di mezzo esiste in questi scarti (dentro/fuori, documento/finzione) che producono sbilanciamenti e caratterizzazioni. Storie stra/ordinarie” (Giuseppe Gariazzo). Una nuova via per un cinema del/sul sociale ancora tutta da percorrere di cui non si vedono i traguardi. 1° premio al Sulmona Cinema Festival ex aequo con Tano da morire.

GENERE: Dramm. DURATA: 78' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 2,5 PUBBLICO: 2

scritto da: cine22 alle ore 18:55 | link | commenti (4) | popup commenti (4) | Top
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mercoledì, 28 aprile 2004

BREVE FILMOGRAFIA DI PUPI AVATI

BREVE FILMOGRAFIA DI PUPI AVATI

(Da "Il Morandini - dizionario dei film" di Laura, Luisa e Morando Morandini)

Regalo di Natale

It. 1986

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Carlo Delle Piane, Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Gianni Cavina, George Eastman, Giovanna Piaz

* Nella notte di Natale quattro amici e un industrialotto, presunto pollo da spennare, si trovano per una partita di poker che dovrà essere, in molti sensi, un regolamento di conti. Come si addice a una partita di poker, che è il fulcro del film, c'è suspense, ma vien fuori bene anche la conoscenza che il bolognese Avati ha della vita in provincia. I personaggi sono ben disegnati e serviti da attori che hanno le facce giuste.

GENERE: Comm. DURATA: 101' VISIONE CONSIGLIATA: T

CRITICA: 3 PUBBLICO: 3

La casa dalle finestre che ridono

It. 1976

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina

* Agli inizi degli anni '60, in un paese della Bassa Ferrarese arriva un giovane restauratore per ripristinare un affresco sulla morte di San Sebastiano, dipinto da un artista locale naif e un po' folle, morto suicida trent'anni prima. Si trova coinvolto in una bieca atmosfera e, dopo morti violente e colpi di scena, scopre a sue spese una orribile verità. 5° film del bolognese P. Avati e il 1o prodotto da lui con l'A.m.A. (in società con il fratello Antonio e Gianni Minervini), scritto con Gianni Cavina, Maurizio Costanzo e il fratello, è un noir padano che sconfina nell'horror con qualche facile effettaccio. Narrativamente sconnesso, conta per il senso del paesaggio, il gusto della dismisura, l'inclinazione al grottesco, la direzione degli attori, la cura dei particolari. Premio della Critica al festival du Film Fantastique di Parigi 1979.

GENERE: Dramm. DURATA: 110' VISIONE CONSIGLIATA: S

CRITICA: 3 PUBBLICO: 2

I cavalieri che fecero l'impresa

It.-Fr. 2001

REGIA: Pupi Avati

ATTORI: Edward Furlong, Raoul Bova, Marco Leonardi, Thomas Kreschmann, Stanislas Merhar, Edmund Purdom, Carlo Delle Piane, F. Murray Abraham

* Nel 1271, mentre i resti di Luigi IX (1214-1270), re di Francia detto il Santo, sono portati attraverso la penisola italiana verso Parigi, cinque – anzi q