Questo mi è piaciuto (di film).
Bisio è un ottimo attore, misurato, non gigioneggia ma anzi rende il personaggio al meglio. Ed ora lasciatemi fare sfoggio della mia cultura giallistica.
Il Gorilla è un personaggio creato da Sandrone Dazieri (attuale editor dei Gialli Mondadori e di Colorado) che si muove tra Milano e Cremona, con un passato di buttafuori, militante dei centri sociali e bodyguard. La sua particolarità è che dall'età di sei anni non dorme più, ovvero quando si addormenta "viene fuori" la sua seconda personalità: il Socio, più cattivo e calcolatore, salutista ed ordinato. Ed entrambi si trovano coinvolti in inchieste noir tipicamente italiane.
Bene, mentre i romanzi alle volte sono un po' ingarbugliati (sfiorando il confuso) specialmente nel finale, il film pur perdendo qualcosa del ritmo incalzante della pagina scritta però è lineare, ben girato, e l'intreccio godibile fino alla fine.
Bisio risulta credibile in entrambi le personalità, e i caratteristi di contorno sono tutti all'altezza. Per una volta si vede finalmente un regista (Carlo A. Sigon) che non ritiene necessario effettuare montaggi elettronici ad ogni scena con il risultato di dare solo virtuosismi visuali privi di funzionalità rispetto alla storia, come invece accade spesso nelle nuove leve dei registi europei.
Il commento musicale è azzeccato, e la chiusura con "Vecchio Frac" e il "doppio" Bisio dona una nota poetica e stralunata alla storia esattamente come il senso che lasciano i romanzi di Dazieri.
Quindi andate a vedere questo film ed evitatelo solo se non vi piace il noir.
Lungo e pesante.
Questi i primi due aggettivi che mi vengono in mente uscendo dal cinema. Dopo inizio a chiedermi: cosa vuole dire Spielberg con questo film?
Forse che i Giusti della Lista di Schindler per mantenere una nazione di Giusti devono essere ingiusti? Forse che quando ti lasci prendere dal gioco delle spie nella sua parte più sporca di sangue alla fine non riuscirai mai più ad uscirne pulito?
Non lo so, è come se nel film ci fossero due film: il primo che riesce quasi a dare un ottica equidistante senza parteggiare per palestinesi ed israeliani, condannando la violenza come un germe impossibile da combattere, quasi anelando alla pace altrettanto impossibile da ottenere, e il secondo che si comporta come le spy story anni settanta (i tre giorni del condor, per citarne una) usandone tutti i trucchi e i "topoi" classici (anche la suspence per l'automobile nera che passa vicino al protagonista con bambina in braccio, il finestrino si abbassa... e buttano una cicca).
Ma le due parti sono slegate, così come non riesco a capire alcune soluzioni di montaggio (la cronaca di quanto avvenuto a Monaco nel 72 con gli atleti olimpici intervallata in flashback del protagonista e diluita lungo l'intero film) oppure il finale diluito anche con la crisi di coscienza dopo l'iniziale paanoia, quando un taglio netto almeno dieci minuti prima avrebbe reso tutto più essenziale, più vero, e anche il calare della tensione al centro del film senza che ci sia un lavoro introspettivo reale.
Insomma.
Volete un film che descrive la paranoia di un killer dei servizi segreti? Guardate Pensieri di una Mente Pericolosa di George Clooney.
Volete un film di spionaggio "sporco" ma teso e da intrattenimento? Guardate Spy Game di Tony Scott con Redford e Pitt.
Volete rimanere spiazzati e rendervi conto che il grande regista che ha raccolto l'eredità della vecchia guardia americana è Clint Eastwood? Guardate Munich.
Intendiamoci, me l'aspettavo (che fosse tempo sprecato) ma non COSi' sprecato!
Ieri volevo vedere Munich ma gli orari erano proibitivi e ho "ripiegato" su Dick e Jane Operazione Furto (con Jim Carrey).
Il film è prodotto da Carrey, e speravo che, essendo una commedia, fosse quantomeno divertente.
Che delusione!
Non starò a fare paragoni con Truman Show o Eternal Sunshine of the Spotless Mind perchè il livello narrativo è totalmente diverso visto che questa è una commedia, ma perfino il regista che ha al suo attivo l'ottimo Galaxy Quest (il più bel film su Star Trek che abbia mai visto) e alcuni episodi di una serie televisiva (Monk) che mescola in maniera sapiente crimine e umorismo penso che abbia limitato il suo lavoro ad un "Azione!" "Stop!".
La storia non esiste, è ridotta ad una serie di siparietti, si ride pochissimo (non perchè intristisca, perchè si ride poco e basta) e tutto è assolutamente stiracchiato e scontato quando privo di ogni motivazione.
Eppure dalla storia di una coppia della "middle-to-upper class" trascinata in una bancarotta "alla Parmalat" che scende tutta la scala sociale per poi darsi al furto (rapine in banche, appartamenti e negozi) e infine truffare il plurimiliardario con pelo sullo stomaco di turno ci si poteva aspettare qualcosa di totalmente diverso.
Insomma, io ci ho speso 5,5 euro, a voi consiglio di non sprecarci nemmeno una serata quando passerà in TV.
P.S.
Sono tornato.
Art
Scusate, ma potreste dare un occhiata a:
Specialmente MT, che verrà ASSOLUTAMENTE coinvolta!
Art
Difetti: derivazione da un testo teatrale moderno. Dunque un po’ verboso, con il ritmo ibrido del film che non è teatro ma vorrebbe.
Pregi: uno sguardo lucido e disincantato sui rapporti di coppia.
Consigli: da andare a vedere per discuterne dopo ma solo se siete abbastanza sereni riguardo l’argomento amore e coppia, sennò vi consiglio Christmas In Love.
Mike Nichols (Il Laureato, Conoscenza Carnale) mette in scena quattro ottimi attori, Jude Law il sentimentale irrequieto; Natalie Portman, l’esponente della new generation; Julia Roberts ,la disincantata seppure innamorata e Clive Owen, il carnale diretto come un pugno.
Le quattro vite si intrecciano, si sciolgono, si legano, fino al “closer” del titolo (più vicino), ovvero quella distanza oltre la quale è meglio non andare. Una distanza segnata dalla verità.
E’ giusto essere sinceri fino in fondo in una coppia?
Fermi!
Non rispondete d’impulso, magari guardatevi prima questo film.
Nessuno è sincero quando si tratta di salvaguardare i propri sentimenti, il senso di appartenenza e proprietà che un partner ci suscita, e che talvolta è amore o talaltra viene scambiato per esso.
Chi è più vicino all’altro? Il partner “abituale” oppure quello “trasgressivo”?
A chi riveliamo il nostro vero nome?
E chi è il vero protagonista del film?
Jude Law che per cercare la verità fino alla fine si ritrova solo?
Julia Roberts che scivola in un rapporto insicuro?
Clive Owen che vive ormonalmente?
Natalie Portman che sembra svelare tutto di sé (anche fisicamente) e invece… ?
Il protagonista è il sessoamore, ovvero il desiderio di condividere momenti della nostra vita con un partner in situazioni che siano più di mera ginnastica da camera e meno che un rapporto esclusivo, desiderio che i protagonisti vivono insicuri, sbandati, incerti sul futuro, sul passato e anche sul presente, sulla loro stessa identità.
Se nel Laureato c’erano le giovani generazioni che rompevano gli schemi, e in Conoscenza Carnale tutto l’impeto verboso della rivoluzione sessuale degli anni 70, qui c’è lo smarrimento di quattro solitudini che si toccano occasionalmente senza mai fondersi realmente, e anche se nel linguaggio gli uomini si interessano più di “godere” e “scopare” mentre le donne di “amare” e “sentire”, in realtà stanno parlando e cercando la stessa cosa: l’utopico Vero Amore.
Inutile cercare nei cinema, questo film l’ho visto in DVD.
Ha avuto vita breve nella sua distribuzione italiana, ma ve lo consiglio.
E’ assolutamente fuori dagli schemi, la quintessenza di chi decide di usare il mezzo cinematografico con assoluta libertà mescolando colori da Hollywood anni 50, Sergio Leone, una trama da fotoromanzo / soap e una colonna sonora ossessiva, assolutamente sgrammaticata per un orecchio non orientale, ma, come tutto, originale.
Io lo definirò per sempre un western Tailandese.
Abbiamo Dam, il protagonista, figlio di un contadino, che conosce la sua lei, figlia di un ricco mercante della città che poi diventerà governatore della provincia.
E, mentre Dam percorrerà una strada tipica di vendetta verso coloro che gli fanno trovare il padre morto al suo ritorno dall’università (dalla quale verrà espulso per aver difeso la sua bella sempre dagli stessi teppisti che già l’avevano messi nei guai quando avevano appena dieci anni) entrando a far parte di una banda di cow boy fuorilegge, rigorosamente vestito di nero con il nome di battaglia di Tigre Nera, l’eroina andrà sposa al capo della polizia tutto d’un pezzo pieno di pregiudizi ed onore che…
Ma non è la trama, è tutto insieme che vale la visione di un film fuori da ogni schema.
Sequenze in studio che sembrano in esterno, o in esterno che sembrano in studio, fondali apertamente disegnati, colori e sfondi che richiamano il trucco degli attori, eventi atmosferici che si mescolano senza nessun ordine solo per sottolineare la drammaticità dei momenti (cosa sarebbe una morte senza la pioggia, un addio senza le foglie cadenti, una rivelazione drammatica senza un fulmine o una momento romantico senza sole e fiori multicolori?).
Insomma, non so se vi sentirete trasportati, afferrati dal film, però sono sicuro che non ve lo dimenticherete.
E in chiusura il commento di un mio amico con il quale abbiamo condiviso la visione de: “Le Lacrime della Tigre Nera”.
“Ci sono persone che mi riterrebbero pazzo solo per averlo visto.”
Prendete un ragazzo cresciuto a pane e fumetti, mettetelo alla Pixar e dategli mano libera.
Otterrete il più bel film sui supereroi mai confezionato.
C’è tutto: la famiglia di supereroi con i problemi da famiglia normale (crisi coniugali, figli in crescita, come sbarcare il lunario); il supereroe – diverso non accettato dalla comunità; il desiderio super di essere normali e quello normale di essere super; il non riuscire a sfuggire all’unica legge scritta sui supereroi, e cioè che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.
Ma…
Tutto questo è condito da ironia, divertimento, gag, animazione rutilante e velocissima, chiosata da un “non prendiamoci sul serio” che finora non era mai riuscito a nessuna trasposizione cinematografica dei supereroi, né nei drammatici X-Men né nell’ultimo “simpaticamente-teen” Spiderman 2 a mio giudizio un po’ troppo sopra le righe.
Il film è una ridda di citazioni, e percorre la “storia” dei supereroi dalla Golden Age degli anni 50 fino ai nostri giorni, attraverso matrimoni, evoluzioni e nuove generazioni.
Godrete di isole vulcaniche da James Bond, razzi e robot da fantascienza “classica” anni 50, citazioni ai fumetti Marvel e DC (ma bisognerà aspettare il DVD per giocare con il fermo immagine e coglierle tutte) e vi troverete catapultati nelle più belle battaglie con superpoteri mai viste, ineguagliabili per ora dai “veri supereroi umani”.
La famiglia è un chiaro omaggio ai Fantastici Quattro pur mantenendo una propria originalità, ed il gioco diventa graditissimamente scoperto nel finale quando dal sottosuolo compare il nuovo cattivo come l’Uomo Talpa esattamente come nel primo numero dell’omonimo fumetto di Stan Lee e Jack Kirby (presenti tra la gente normale che osserva la battaglia) e le tematiche serie che hanno richiesto decenni per essere sviluppate alle case fumettistiche qui sono trattate con un estro non comune. Ma le citazioni, beh, sono un gioco pressocchè illimitato, e vi invito a divertirvi da soli.
C’è una sola pecca in tutto il film: che parla di supereroi, e quindi nel gradimento del pubblico adulto (i piccoli si sbracciano e tifano dall’inizio alla fine) subirà lo stesso destino di altri film del genere (uno per tutti Unbreakable) ovvero sarà osannato dai “comics-zombie” come me e denigrato da chi non ha mai preso in mano un fumetto (e che ovviamente perde un buon 50% del gusto del film).
Ottima la scelta dei doppiatori, la stilista Edna Mode con la voce di Amanda Lear è una vera chicca, e la particolare intonazione della Morante nella parte di Mamma Incredibile Elastigirl, rende ancora più interessante il personaggio della mamma / moglie più rompiscatole ma pragmaticamente supereoe che si sia mai vista sullo schermo.
Io mi sa che andrò a rivederlo!
Tornare a dare un possibilità al thriller italiano è stata dura.
Dopo la delusione di Almost Blue ero abbastanza prevenuto, per non parlare delle ultime prove imbarazzanti di Dario Argento.
Intendiamoci, non siamo davanti ad un capolavoro, ma un discreto prodotto di genere sì.
E’ una caccia al serial killer, che poi risulterà classicamente un non così imprevedibile ex bambino disturbato.
E dentro ci sono Psyco, il Silenzio degli Innocenti e Seven.
La coproduzione di Rai Film con altri partner europei ha “costretto” a spostare l’azione del romanzo da una non specificata città italiana ad una non specificata città europea, pur mantenendo i cognomi italiani dei protagonisti.
Fa un po’ senso vedere un commissario italiano con trench regolamentare viaggiare a bordo di automobili con POLICE stampigliato, ma tant’è.
Le immagini sono ricercate e la tensione ben tenuta. Luigi Lo Cascio (qui alla prima prova “non mainstream”) alle volte è un po’ spaesato, insomma, non sembra crederci fino in fondo.
Tuttavia chiunque aneli una nuova stagione del thriller italiano farebbe bene a sostenere questo film, che risulta angosciante, teso e alla fine godibile per gli amanti del genere.
Ovviamente, dopo essere usciti dalla sala, compratevi il romanzo di Luca Di Fulvio dal titolo "l’Impagliatore" rieditato da Einaudi in queste settimane, magari per capire tante sfumature che, come al solito, nella trasposizione cinematografica vanno inevitabilmente perse.
Finto / Vero.
Il film si gioca su questo.
E fin troppo ovvio che la storia sia finta, ma cosa è davvero finto e cosa è davvero vero?
Sergio è sicuramente terrorizzato da questo genere di film in cui la verità è ben distante, eppure in questo film c’è ironia, azione, una serie di divertiti e argutissimi riferimenti a fumetti e film di varia epoca e una voluta bidimenisonalità del tutto.
Addirittura l’interpretazione di Jude Law e Gwyneth Palthrow è di buon livello condita da ironia a piene mani.
La coppia di eroi è assortita e classica: lui capitano dell’aviazione statunitense lei giornalista alla Lois Lane, spregiudicata e a caccia dello scoop, peccato che abbia un rapporto conflittuale con la sua macchina fotografica.
C’è Giovanni Ribisi in un ruolo di scienziato geniale che potrebbe essere l’antenato di Doc Brown di Ritorno al Futuro, c’è Angelina Jolie che è un Nick Fury in gonnella, con stormi di belle figliole in aerei / sottomarini futuristici, c’è il razzo classico dei film di fantascienza degli anni d’oro, c’è il Mago di Oz (uno dei miei amici e co-spettatori ha giustamente colto il parallelismo tra la storia del Mago e quella del cattivo).
Ci sono inseguimenti di mostri giganteschi (robot nella fattispecie) eroi ed eroine cui non si smuove di un capello l’acconciatura dopo incredibili vicissitudini.
Ci sono battaglie aeree degne di Pearl Harbour.
Ci sono dialoghi alla Hepburn / Tracy, lotte a mani nude contro robot cattivissimi come in Magnus the Robot Fighter di Russ Manning (alzi la mano chi conosce questo fumetto), scorci di città degni di Metropolis (sia quella di Fritz Lang che quella di Superman) e ambientazioni esotiche tra James Bond e Gran Burrone.
Insomma è come assistere al gioco di un bambino che con spregiudicatezza mescola tutte le avventure che lo hanno colpito e tira fuori qualcosa di originale e citazionistico (si dice?) allo stesso tempo.
E alla fine, forse, il messaggio che viene fuori è la classica strizzatina d’occhio allo spettatore perché non dimentichi che è solo finzione, solo intrattenimento e niente di più.
Insomma, a mio giudizio, per chi apprezza il genere è un film da non perdere.
Sperando DAVVERO che non ci siano seconde, terze ed ennesime puntate!
Bellissimi i due ultimi post di Sergio.
Non più tardi di una settimana fa riflettevo su come dal Gladiatore in poi i kolossal di Hollywood (che costituiscono quella fascia di cinema rutilantemente pop corn da multisala cui tenacemente si oppongono gli irriducibili di provincia vessati da sale inadeguate, gestori incompetenti, ecc. ecc.) hanno iniziato a veicolare l’immagine dell’Imperium, dell’intervento militare, dell’eroe che combatte per patria / libertà /giustizia / democrazia.
I personaggi sono ormai delineati con pochissimi tratti, senza approfondirne la psicologia, e soprattutto senza concedere dubbi, Il protagonista è bianco, l’antagonista è nero.
Quanto è difficile contrabbandare questo nei notiziari, anche se ci si prova con una docu-fiction abbastanza pietosa.
Ecco perché, forse, l’attore elettronico è pericoloso.
Cosa vieta a noi fanatici di cinema (e personalmente anche di fantascienza) di ipotizzare un esperienza virtuale multimediale che ci renda molto più soddisfatti, tale da poter essere fruita attraverso il nostro PC casalingo, in modo da rimanere buoni buoni ai nostri posti ed evitare quei postacci infami chiamati cineforum dove inevitabilmente si parte dal film e si finisce a disquisire della società?
Divide et Impera.
Hollywood Docet.
Altro film tratto da un fumetto.
A mio giudizio superiore a Spiderman 2.
L'attore (Ronald Pearlman, l'ex Bestia della Bella e la Bestia serial TV, il grosso monaco stolido del Nome della Rosa, il mercenario grande e grosso di Alien la Clonazione e il cacciatore di ammazzavampiri di Blade 2 tanto per citare) finalmente si cala in un ruolo da eroe. Eroe sui generis, daccordo, infatti è un demone che, raccolto da piccolo dopo un traumatico passaggio oltre un portale magico, viene addestrato a difendere questa nostra Terra dalle incursioni dei suoi simili. Il suo aspetto è rosso come il fuoco, ha la mano destra sproporzionata e di pietra, si lima le corna, fuma sigari (accendendoli, orrore!, con un accendino a benzina, per fortuna nel corso del film gli verrà insegnata l'arte giusta) ama i gatti e mangia come alcuni dei comuni amici e visori di film di questo cineclub (cioè oltre ogni limite).
E' un eroe con problemi, innanzitutto quelli dell'integrazione della sua diversità, quelli riguardanti la sua vera identità e poi, ovviamente, quelli sentimentali. E qui, udite udite, finalmente dopo anni di stupidi dialoghi in stile serial da teen agers quali Guerre Stellari episodio 2 o Spiderman 2, compare una love story incredibilmente credibile (o credibile nella sua incredibilità, fate voi) con un bacio che rischia di battere addirittura quello di Spidey e MJ in Spiderman 1.
Senza dimenticare che uno dei messaggi portanti della pellicola è: "non esiste un destino preordinato, e tutti possiamo cambiare la nostra vita."
La regia di Guillermo Del Toro tiene bene fino al solito stramaledetto finale a base di tentacoli ed esplosioni (e mi chiedo ormai da una vita perchè esseri superni in grado di divorare il nostro pianeta dovrebbero esplodere anche per l'uso di granate "speciali") che insieme alla sequenza iniziale dell'arrivo del novellino alla base della forza segreta antiparanormale può suonare come un divertito omaggio a Men In Black oppure... una scopiazzatura?!
La fotografia ha una scelta di toni blu e oro dove il rosso dell'eroe spicca di forza, gli effetti sono di buona fattura, ma l'alchimia che funziona meglio è quella dei personaggi, sia degli eroi che degli antagonisti (davvero intriganti e affascinanti, mescolando insieme il nazismo esoterico, Rasputin e le paranoie sulla mutilazione chirurgica volontaria).
Merito della provenienza dal fumetto di Mike Mignola (edizione USA per Dark Horse, in Italia Magic Press) che vi inviterei a leggere. Troverete storie brevi, intense, di classe e con un ampia documentazione su esoterismo e tematiche relative oltre che ad un amore sviscerato per Lovecraft e il suo universo (conoscete, il creatore di Cthulhu?).
Insomma c'è il vantaggio di un film - fumetto pensato meno per teeen agers, a cui un maggiore controllo sulla sceneggiatura da parte del creatore (Mignola che comunque è nel credits) e soprattutto un guizzo di originalità sulla battaglia finale non avrebbero nociuto, ma che resta gradevole anche così, sicuramente più della seconda avventura del mio amato Uomo Ragno, ma sempre sotto il buon X-Men2.
Alla prossima.
Forse da parte mia c'erano troppe aspettative... forse la velocità, il montaggio, la sceneggiatura che io liberamente tiravo fuori dall'albo a fumetti che stringevo tra le mani (ah... quel primo numero 16 di Uomo Ragno edizioni Corno disegnato da Steve Ditko!) non potrà mai essere messa sullo schermo da altri che da me stesso... quindi: mai.
Comunque nella prima parte del film Peter Parker è un po' troppo Mr. Bean, McGuire ha davvero una bella faccia da broccolo, la Dunst è una Mary Jane BRUTTA E DISMORFICA (un occhio più piccolo e alto dell'altro) e i dialoghi che dovrebbero essere di introspezione psicologica, non si discostano da Dawson Creek.
Quando invece arriva l'azione si ragiona. Anche se un Uomo Ragno che si toglie la maschera tre volte... Ciò non vuol dire che non lo rivedrò, però, ecco... il migliore film di supereroi che abbia mai visto, a mio giudizio, resta X-Men 2.